Preview: il primo matrimonio che mi è capitato di fotografare – e, tutto sommato, per il momento spero anche l’ultimo

Non so come ho fatto, ma ho trovato il tempo per “sistemare” più o meno le millemila foto del matrimonio della madre del mio migliore amico, che ha chiesto sia a me sia a lui di fare da fotografi. Ora, io lo sapevo con un anticipo di un anno, e ho iniziato a sclerare davvero solo a un mese dalla cerimonia. Lui mi ha battuta, ha iniziato la settimana prima. Aggiungiamoci pure che la chiesa era piccola, buia con due finestrelle sui lati che – indovinate un po’? – erano coperte dagli alberi, quindi di luce non ne entrava. Quella sulla facciata era leggermente più grande, ma non bastava. Non bastavano nemmeno i neon appesi al soffitto – bruttissimi, tra l’altro – per non parlare del bilanciamento del bianco. Già io non lo so settare di mio (non è che non ci provi o che non capisca come funzioni, in realtà la teoria mi è piuttosto chiara… Solo che l’ultima volta che mi sono fidata di lui per una situazione – notturna – illuminata con lampade a vapori di idrogeno (?) era comunque tutto blu e i colori erano “giusti” mettendolo su luce solare. LUCE SOLARE, non so se mi spiego – disse il paracadute *ok, dopo questa me ne vado*), in quella chiesetta è stata veramente un’odissea. Ciliegina sulla torta: il prete odia i fotografi. Quindi, flash giusto l’indispensabile e guai se a) gli passi davanti b) sali sul “palchetto/altare” (si vede che non frequento chiese, vero?), che sospende la cerimonia e ti butta fuori di peso. Yu-hu. In tutta onestà, all’inizio mi preoccupavo, ma quando ho realizzato che o usavo il flash o le foto venivano una merdaviglia me ne sono altamente fregata.

Poi. Parliamo un po’ degli allegri parenti che, pur sapendo che ci sono due “fotografi” – o pseudo tali -, si piazzano nel mezzo della navata (non specifico quale, una ce n’era!) quando la sposa entra impedendoti di fare foto decenti? No perché se sorvoliamo è meglio. Insomma, tra una balla e l’altra – e uscendo ogni 20 minuti più o meno perché faceva caldo e non ne potevamo più della funzione – siamo arrivati alla fine. Ed è toccato a me fare le foto agli sposi con il prete, i testimoni, mamma, papà, zii, cugini, scimmie, zebre ed elefanti. Altra bella perla – questa almeno non è colpa mia, o almeno non del tutto -: io non ho ancora capito se ci vedo troppo o troppo poco, fatto sta che in qualunque modo aggiusti il pirulino che regola il mirino in base alle diottrie di ognuno con me non funziona mai, motivo per cui mi affido il più delle volte all’autofocus – almeno con il 18-55 -, perché posso anche provare a scattare con la messa a fuoco manuale, ma tanto verrà fuori fuoco sempre e comunque. Quindi, come da copione, mi affido alla messa a fuoco automatica… per poi scoprire che ‘sto gran bastardo ha messo a fuoco dietro le persone. Ovviamente la scoperta è avvenuta tipo due settimane dopo il matrimonio, mica per tempo. Stesso problema con le foto degli invitati, ma in quel caso punto tutto su Fra (il mio migliore amico, co-fotografo NdR) sperando che almeno lui ci veda.

Per farla breve, le uniche foto di cui sono soddisfatta che mi fanno meno schifo delle altre sono quelle degli sposi fuori dal ristorante. La luce era ottima, quella bella dorata e soffusa del tramonto – forse non ancora in piena golden hour ma c’era vicino – e il 55-200 non mi ha tradito. E sono più o meno una decina di foto: su un centinaio, non c’è male, poteva andare anche peggio. Nel ristorante la luce era scarsina e non avevo voglia di tirar fuori di nuovo il flash e cambiare obiettivo, quindi le foto sono proprio poche, il minimo indispensabile – la torta, per esempio. Fra s’era volatilizzato – piccoli intoppi personali – lasciandomi da sola con la torta, tornando giusto in tempo per mangiarla. Quando ho realizzato che non avrei più scattato siamo usciti (io, Fra, Vale – la mia migliore amica -, Mauri – il mio ragazzo – e Sara – la ragazza di Fra) e ci siamo messi a barboneggiare per terra mentre io strimpellavo la chitarra, finché non è arrivato il gruppo che aveva suonato – e noi ce l’eravamo perso – e uno s’è messo a farmi una specie di interrogazione sugli accordi – scaturita dalla sua domanda “ma come fai a vedere gli accordi?” e la mia risposta “li so a memoria” – che ho passato. Alla fine, alla bellezza dell’una di notte ce ne siamo tornati a casuccia – dai genitori dello sposo. Il tragitto è stato delirante, con il mio ragazzo mezzo sbronzo che s’è messo a cantare i canti degli alpini finendo sulla canzone dell’Hula del Re Leone.

E qui finisce la mia avventura. Ora che ho visto come sono venute le foto posso fare un piccolo bilancio.

Pro di scattare con un’entry-level e due obiettivi non proprio luminosi – grazie alla mia buona stella avevo un flash -: qualcuno diceva – in soldoni – che la necessità aguzza l’ingegno. Ecco: ti devi arrangiare. E c’è più soddisfazione se riesci a fare un buon lavoro in condizioni non proprio ottimali.

Contro: be’, principalmente il rumore. Non c’è niente da fare, per quanto tu possa usare il flash, gli iso comunque un po’ li alzi. E il rumore inonda tutto e tutti.

 

E dopo questo papiro, le considerazioni finali.

È stata sicuramente un’esperienza. Sicuramente avrei potuto fare meglio, ma essendo totalmente digiuna di foto di matrimoni direi che avrei potuto fare molto peggio, quindi in linea di massima sono soddisfatta. Non tanto delle foto, quelle be’, sono un po’ così com’è normale che sia. Dovessi tornare indietro penso che accetterei ancora, alla fine da qualcosa devo pur cominciare. Comunque penso che per un po’ me ne starò buonina buonina, a riflettere su cosa voglio davvero, se veramente mi va di farmi venire gli esaurimenti nervosi perché la chiesa è buia, passare ore a sistemare le foto in una maniera più o meno decente, e via così.

Ogni critica costruttiva/commento/parere/opinione è la benvenuta, ma… Cercate di non uccidermi, per favore ;)

La chiesetta

 

Marito & Moglie

Adoravo quel velo *w*

 

La luce dorata del tramonto

 

Just married

 

L’adorabile palla di pelo (altresì nota come Lucky)

La torta – buonissima, tra l’altro

 

Colei che agguantò il bouquet

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