Meeting bergamasco FI

Periodo di meeting, questo. Un mese fa c’è stato il mega raduno a Milano, mentre questa volta doveva essere un mini-meeting. È andata a finire che eravamo in diciotto. Visto che era di sabato e non avrei avuto nemmeno niente da fare né per lunedì né per martedì causa versione rispettivamente di latino e di greco, il mio piano era quello di partire venerdì sera, arrivare a Milano, farmi raccattare da mio cugino che mi avrebbe accompagnato a Bergamo e farmi ospitare da lui, per poi andare con tutta calma al luogo di ritrovo senza fare levatacce assurde e non stancarmi più il week end dei giorni infrasettimanali. Come da tradizione, non si può progettare qualcosa senza che ci sia almeno un imprevisto. Questa volta ci ha pensato Trenitalia. Io ovviamente avevo già i biglietti, arrivo tronfia tronfia in stazione… “Treno da Sanremo a Milano Centrale delle ore 15.15 – CANCELLATO”. Inutile dire che sono iniziati a piovere santi. Così, più incazzata che scazzata chiamo mia madre, che mi dice di chiedere al box informazioni e nel caso farmi rimborsare il biglietto mentre lei cerca di capirci qualcosa: per (mia/sua) fortuna il tipo allo sportello era simpatico e gentile o avrei iniziato a dar fuori di matto, ma non ne ho avuto bisogno. Ho chiesto con calma e cortesia e mi ha rimborsato il biglietto, e non ho avuto bisogno di litigare. A quello ci ha pensato mia madre, che mentre io ero allo sportello stava sbarellando per telefono con uno di Trenitalia che non capiva niente ed era più inutile della data di scadenza su un barattolo di nutella. Nel frattempo penso a una strategia alternativa: una persona normale avrebbe rinunciato a tutto con un “Pazienza, sarà per la prossima volta”, ma io non sono una persona normale, senza contare che a) non vedevo mio cugino da almeno un anno e mezzo e b) quel meeting non me lo sarei perso per niente al mondo, ed erano persone che avevo visto una sola volta per mezza giornata. Buffo quanto ci si possa trovare bene con persone conosciute quasi per caso, eh?

Ma il mio non essere normale e anzi forse con qualche rotella fuori posto sarà più evidente dopo che avrò comunicato il mio nuovo orario di partenza: 4.54 il treno, il che significa che mi sono alzata alle 3.30 di notte. Forse mi sarebbe convenuto fare direttamente after, visto che sono andata a dormire a mezzanotte. Sono geniale, lo so. E dunque, salgo sul treno e com’è ovvio che sia provo a dormire, riuscendo solo ad appisolarmi senza piombare veramente nel sonno. Arrivo a Milano senza troppi imprevisti – anzi, nemmeno uno… Avevo già dato il giorno prima – e trovo mio cugino al binario che mi aspetta. A parte le corse per fare il biglietto per Bergamo in un quarto d’ora, abbiamo preso il treno per praticamente un soffio, e abbiamo anche trovato Lisa, Francesco e Camilla che dovevano prendere lo stesso treno. Alla fine siamo arrivati a Bergamo per primi e ci siamo messi ad aspettare il resto del gruppo (nel frattempo mio cugino se l’è filata in biblioteca), e una volta recuperata la maggior parte decidiamo di andare a fare colazione – in cui iniziano a prendere forma i primi discorsi imbarazzanti che ci hanno accompagnato per tutta la giornata. Giro alle bancarelle, giro nelle vie principali e cose così, ed è l’una. Intanto sono arrivati tutti, quindi possiamo finalmente partire alla volta di Bergamo Alta (in cui sono stata una volta quando ero piccolissima e non mi ricordavo per niente). Il tempo di trovare un posto dove mangiare e plachiamo finalmente la fame (io per esempio stavo anelando a un pezzo di pizza dalle undici), per poi dedicarci a fare foto, tante foto, millemila foto, una sorta di foto-ception. Quando ci decidiamo a lasciare la piazza con la chiesa enorme (faccio schifo in geografia e faccio schifo a dare indicazioni. Si nota?) per la Rocca ormai il sole stava calando e di lì a poco s’è pure messo a piovere – io avevo l’ombrello, una volta tanto – così ci siamo arresi e siamo scesi, per poi andare in stazione dove mio cugino mi ha raccattato mentre gli altri andavano da Freddy per il pigiama party. Io ero troppo distrutta per reggere, infatti mi sono quasi abbioccata in macchina. Ho resistito il minimo indispensabile per raccontare le ultime novità a mio cugino e ascoltare le sue novità, poi dopo aver divorato un libro che mi ha consigliato (è un grande per i consigli sui libri), Il gabbiano Jonathan Livingston, sono crollata, ma non prima di aver mugugnato un “notte” che sembrava provenire dall’oltretomba. Il giorno dopo sveglia alle 6.25 perché dovevamo uscire di casa alle 6.40 per prendere il treno con calma (io, lui doveva andare a lavorare quindi mi ha accompagnato solo in stazione). Morale della favola? Eravamo in ritardo di dieci minuti sulla tabella di marcia. Risultato? Ho preso il treno lo stesso.

Arrivata a Milano, scendo dal treno e chiamo il mio migliore amico, con cui dovevo trovarmi in Centrale, scoprendo che molto probabilmente l’ho pure svegliato. Quindi mi dirigo verso il luogo di perdizione massima (altresì noto come Feltrinelli) perché dovevo prendere Vita di Galileo, di Brecht, da leggere per scuola (e quando mai?) scoprendo con orrore che era chiusa. Niente panico, tempo dieci minuti e ha aperto. Già che c’ero ho dato una sbirciata al reparto fantasy, decretando infine che non c’era poi questo granché. Intanto ho risparmiato ben €1,50 sul libro di Brecht grazie alla tessera, tiè. Dal momento che avevo ancora quaranta minuti e più prima che partisse il mio treno, ho optato anche per una bella colazione, che quando sono a casa poi non posso fare perché non ho voglia di alzarmi prima per andare a fare colazione al bar. Seguendo il consiglio del meeting precedente, brioche al cioccolato + succo di frutta. La brioche era ottima, il succo faceva abbastanza schifo a essere sincera. Per qualche oscuro motivo, nonostante mancasse più di mezz’ora, era già saltato fuori il binario e quindi ne ho approfittato per salire, trovare il mio posto e iniziare la lettura di Brecht, salvo tradire il povero tedesco con l’iPod una volta partita. Il viaggio è stato di una noia mortale, con l’ansia ormai di ordinaria amministrazione di cannare la fermata perché Sanremo ha una stazione dei treni che fa schifo, è in una galleria e o sai dov’è o perdi la fermata e ti ritrovi a Bordighera se va bene, direttamente a Ventimiglia se va male. Ma questa è un’altra storia. Quello che conta è che mi sono divertita tantissimo, ho rivisto persone fantastiche e ne ho conosciute di altrettanto fantastiche, che mi mancano tutte quante un’infinità. Ho riprovato il 50mm f/1.4 di Elena (questa ragazza è una santa, davvero), ho parlato con un casino di gente, ho potuto visitare un po’ meglio una città che mi ha sempre incuriosito e che ho sempre avuto a due passi ma che non ho mai esplorato davvero.

Oltre ai sopracitati con tanto di link, un grazie anche a Martina, Silvia, Silvia, Francesca, Marinica, Stefano e la sua Biggy, Giorgia, Tiziana, Alice, Maria, Alberto e, last but not least, mio cugino, che mi ha ospitata e sopportata e che meriterebbe almeno un centinaio e mezzo di statue.

E bando alle ciance, le foto. Alcune sono cliccabili ;)

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