Si ricomincia

È quasi un mese che siamo nell’anno nuovo, che ci siamo detti “anno nuovo, vita nuova” anche se poi alla fine non è cambiato niente di niente. Eppure è anche tutto terribilmente diverso. C’era qualcuno, non mi ricordo bene chi, che diceva che πάντα ῥεῖ, tutto scorre (no, non ve lo trascrivo, ve lo traduco e basta). Ed è vero. Questo fa sempre parte della serie “Studiare filosofia nuoce gravemente alla salute… degli altri”: un anno e mezzo fa non mi sarei mai sognata minimamente di farmi dei viaggioni mentali collegando vari detti di altrettanto vari filosofi, e magari arrivare anche a un’opinione personale. Ma andiamo oltre. In un mese ne sono successe praticamente di tutti i colori: sono venuti a trovarci i vicini di casa di quando io ero appena nata, che quindi mi ricordavo molto vagamente (la cosa strana è che le voci me le ricordavo perfettamente), mentre erano (e sono tutt’ora) molto amici di mia madre, che infatti appena ha saputo del loro intento di farci visita è sclerata di gioia ed è rimasta con un sorriso a ventordicimila denti per due giorni. E visto che normalmente per Natale/Capodanno ci sono ospiti i miei migliori amici ma quest’anno ci sono stati un po’ di cambiamenti, ho visto il lato positivo per la prima e unica volta nella mia vita pensando “Oh, bello, almeno quando partiranno non avrò la sindrome da casa vuota”. No, infatti, appena un po’. Ma va benissimo così. Capodanno è stato un devasto – per gli altri, io sono sempre sanissima – come tutti gli anni, tra gente che sbocca alle dieci e mezza e il mio migliore amico che si riduce sempre peggio nonostante tutti gli anni dica “No quest’anno mi contengo perché non voglio stare male come gli anni passati”. Eravamo in trentacinque in una casa in cui già in dieci/quindici si stava stretti, per dire. Metà gente ovviamente era fuori e ci si dava il cambio, ma è stato divertente. Sono riusciti a farmi bere un sorso di vino, tanto per dirne una.
Sono riuscita finalmente a leggere Lo Hobbit, così quando usciranno gli altri due film saprò cosa deve succedere. E sono già in lutto adesso per luglio 2014, a buon intenditor, come si suol dire… E ho iniziato il Silmarillion. Sì, dovrei leggere un paio di libri per scuola ma con il fatto che non erano arrivati non ho potuto leggerli, e ormai nessuno chiede più niente. Quindi non vedo il motivo di sottrarre tempo prezioso alla lettura di libri che mi interessano davvero. Sono partita in quarta con l’organizzazione di qualche viaggio da fuori di testa – e quando mai? – e insperabilmente ho pure trovato qualcuno che mi dia corda. Sono tornata con il gruppo folk che avevamo messo in piedi quest’estate, ho iniziato un progetto fotografico… Insomma, mi sto un po’ dando da fare. Pascal probabilmente lo chiamerebbe divertissement (eccola, filosofia che torna a insinuarsi nella mia vita) e probabilmente avrebbe anche ragione, ma a me va bene così. Tra le altre cose, questo week end ero a Genova per la mostra di McCurry, e ne ho approfittato per un giro all’acquario in cui non ero mai stata, e ho anche scattato qualche foto. La luce era quella che era, io ho evidentemente il Parkinson e la mia macchina regge di merda gli ISO. E amen, si fa quel che si può. :)

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E questo è quanto, non ho fatto foto alla mostra di McCurry per il semplice motivo che mi sembrava ridicolo fotografare fotografie. Nel frattempo intanto è uscito il nuovo singolo degli Amaranthe, che ho ascoltato più di 80 volte in tre giorni (di cui almeno 70 ieri). Eccolo qui. Enjoy!

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