Stream of consciousness

A dire la verità non ho la minima voglia di aggiornare, sono in uno stato psicofisico che definire pietoso è un eufemismo e la mia voglia di vivere è pari alla voglia che ha un panda di fare gli addominali. A proposito di panda, e di koala… Ho scoperto (ok, ok, Fraffo mi ha fatto scoprire) un gruppo, i Destrage. Contro ogni aspettativa, mi ci sono presa piuttosto bene. Cosa c’entrano il panda e il koala? Semplice. Uno dei pezzi di The King Is Fat’n’Old, loro album, si chiama proprio Panda VS Koala. Fraffo mi ha poi raccontato che al loro concerto hanno aperto con quello e prima ancora un intro stupido, in cui faceva la sua comparsa la seguente affermazione: “Il panda è un animale che sopravvive con 40kcal al giorno. In pratica è come mandare avanti un uomo a dietorelle”. Ora, dopo questa si sono guadagnati la mia stima, perché una cosa così geniale dovevo ancora sentirla. E mi rammarico di non essere riuscita a vederli – nessuno me l’aveva detto e Fraffo ancora non me li aveva proposti convinto che mi avrebbero fatto schifo – ma considerando il pogo che s’è scatenato forse è stato meglio per me essermene rimasta a casa tranquilla. In ogni caso, tornando da Venezia (sì, sono andata a Venezia, finalmente) l’ho costretto a sentire quel CD tipo tre volte di fila. Quel ragazzo è un santo, ancora mi sopporta. Comunque, sì, sono andata a Venezia, e il giorno dopo mi sono sparata undici ore di minivan per andare a Eindhoven. Ma andiamo con ordine. La mia classe andava in gita a Vienna, ma proprio il giorno previsto per il ritorno avevo il Retrospect, ovvero il concerto per il 10° anniversario di carriera degli Epica, per il quale avevo i biglietti da settembre, e così ho balzato bellamente la gita. Quindi il venerdì prima che loro partissero per l’Austria io me ne sono andata a Milano (Concorezzo, per la precisione) da Fraffo perché almeno facevo anche le foto al suo gruppo – che poi non ho fatto perché mancava un chitarrista, mannaggia ai pescetti – e perché avevo una visita dal dentista il lunedì (denti del giudizio, vi odio, sappiatelo. Siete inutili e vi odio). Il martedì Fraffo doveva andare a lezione di batteria, e non so come m’è venuta la brillante idea di prendere e andare a Venezia, così. Abbiamo deciso di fare questa piccola gita due giorni dopo, cercando di coinvolgere altra gente per smezzare i costi, ma ci hanno dato tutti buca. Venezia è fantastica, non c’ero mai stata ed m’è piaciuta davvero tanto; abbiamo fatto qualche foto e poi siamo tornati a raccattare la Vale che ha dormito da Fraffo per poi partire tutti quanti il giorno dopo. Del concerto dirò qualcosa a parte, perché sarebbe un argomento troppo lungo ed è comunque degno di un post tutto suo, qui mi limiterò a dire semplicemente che è stato qualcosa di epico, in tutti i sensi. E anche la compagnia è stata ottima.
Sarei dovuta scendere il lunedì dopo il concerto, ma per una serie di eventi sono rimasta fino a Pasquetta. Ed è lì che è iniziata la depressione, perché lentamente e non del tutto volontariamente mi sto costruendo una vita a 290km da dove abito, e perché ogni volta sono costretta ad abbandonarla. E mi sono resa conto che non ce la faccio più a frammentarmi così ogni volta. Quelle due settimane (quasi tre) sono state come un’isolotto felice, finalmente ero serena ed è stato in qualche modo una sensazione strana visto che non mi capita troppo spesso di essere serena. Tipo ora, per esempio. Ho una faccia da zombie che la metà basta, dormo male, sembro Mortimer dello Svarione (se non l’avete visto, guardatelo, è un ordine!), non ho voglia di fare niente, ascolto lo stesso album tutto il giorno (The Nexus degli Amaranthe, NdR) e mi sento come se fossi in un tunnel completamente buio, senza la minima voglia di andare avanti a cercare la luce. Non ne vedo il motivo, l’utilità. Sto lentamente scivolando nell’apatia, ma non l’apatia bella, quella stoica. No, l’apatia in cui ti riduci come un cadavere e non ti importa più un cazzo di niente, che se il mondo finisse domani per te non farebbe nessuna differenza. E la situazione qui non fa assolutamente niente per aiutarmi: vivere con gente che se parli, ti ignora; se non parli, ti ignora lo stesso; se ci sei, ti ignora; se non ci sei, non si preoccupa minimamente non è per niente positivo. È come se fossi in gabbia, imprigionata in qualcosa da cui non riesco a evadere. E nessuno sembra darmi retta. So solo che mi sto stufando, e in fretta, e sto valutando di iniziare a fare finalmente le cose di testa mia. Mi sento un po’ egoista, a dirla tutta, ma dall’altra parte ritengo giusto pensare anche un po’ al mio bene psichico. Ormai dovrei essere in grado di cavarmela da sola, e forse il breve soggiorno in Olanda da sola – senza genitori a pararmi il sedere, s’intende – mi ha dimostrato che dopotutto non me la cavo poi così male a prendermi cura di me stessa, e anzi forse farei meglio a cavarmela da sola. Alla fine è quello che ho sempre sognato, l’indipendenza. E ho sempre sognato di andarmene di casa appena compiuti i diciotto anni. Ormai sarà più un “appena compiuti i diciannove”, ma va bene uguale.
Intanto come al solito il mio schifo di liceo mi sta distruggendo la vita. Anzi no, ritiro la frase precedente per modificarla (il fatto che al posto di “vita” io abbia scritto “scuola” per poi correggere la direbbe lunga sul lapsus verbi…).
Intanto come al solito alcuni professori di merda del mio meraviglioso liceo mi stanno distruggendo la vita. La colpa alla fine è tutta lì, certa gente dovrebbe almeno prendersi qualche tranquillante, quelli non guastano mai (non in questo caso, comunque). Io inizio anche ad averne piene le palle di passare le giornate sui libri perché qualcuno pensa che siamo dei fottuti robot che imparano cose con la facilità con cui Bridget Jones ingrassa (senza offesa, Bridget!). Ma è la primavera, così dicono. Per me allora è sempre primavera, non so com’è. Anche in pieno novembre, primavera lo stesso. Per assurdo, studiare è l’unica cosa che so fare e senza mi sento comunque vuota. Che vita entusiasmante. Sono sicura che i 500 anni che Gollum ha passato nella sola compagnia dell’Unico Anello sono stati molto più divertenti dei miei (quasi) 19 anni di vita. E queste sono soddisfazioni, signori Ateniesi (lasciatemi sentire Socrate per un minuto, suvvia)! Sono piena di arretrati da fare schifo. Ho bisogno di 48 ore in un giorno, 24 non mi bastano. E ora me ne vado a dormire perché sono stanca, domani devo alzarmi moderatamente presto che ho le prove per un fottuto spettacolo sulla cittadinanza che chissà come è saltato in mente. Voglia meno di zero, ho una mezza intenzione di saltare in piedi nel bel mezzo e urlare “DEUTSCHLAND DEUTSCHLAND ÜBER ALLES, ÜBER ALLES IN DER WELT” (ormai sta diventando la mia risposta per qualunque cosa riguardi questo e/o altri Stati, e no, non condivido le idee che hanno portato alla nascita di quella parte e della prima strofa dell’inno tedesco che infatti adesso nessuno canta più), magari seguito da un’uscita di scena immediata e viaggio di sola andata verso CVanTe CIAmania (= grande Germania, da leggersi con accento tedesco). Ma sarà molto difficilmente realizzabile, ahimè.

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