2013 – Odissea nel disagio

Ovvero: come nove pazzi da manicomio sono arrivati sani e salvi fino a Eindhoven in minibus e ritorno. O ancora, il concerto dell’anno. Di titoli alternativi ce ne sono…

Dunque. Avevo detto che avrei fatto un post a parte per questo concerto che si meritava uno spazio tutto per sé, e cercherò di sbrigarmi perché voglio andare a leggere – sì ok dovrei studiare ma non ne ho la minima voglia e chissenefrega per una volta, su. Partiamo con ordine, dal principio. Era settembre 2012, ed era appena uscita la notizia. Subito chiamo Fraffo e gli propongo il viaggio fino a Eindhoven, e parlando un po’ di vari modi per arrivarci pensiamo che sarebbe figo organizzare una comitiva e noleggiare un minivan. Intanto prendiamo i biglietti e io mi muovo a contattare altri amici conosciuti a concerti per tirare in piedi una combriccola degna di questo nome. Alla fine in meno di una settimana raggiungiamo il numero di persone per noleggiare il famoso minivan da nove posti, nonostante la madre di Valeria abbia cercato di farle vendere il biglietto fino all’ultimo. Da lì in poi l’organizzazione è stata curata dalla mitica Pam, ed è risultata essere un’organizzazione con i fiocchi e i controfiocchi. Preventivo spese, noleggio, tutto quanto, stando anche un po’ più larghi perché non si sa mai (la mia tendenza a scrivere “mei” al posto di “mai” è troppo tedescamente inquietante), noi intanto sapevamo che c’era la possibilità di prendere delle camere in due hotel vicini al Klokgebouw – dove si sarebbe tenuto il concerto – per via di un accordo che avevano fatto gli Epica per tutti i fan che venivano da fuori l’Olanda e stupidamente abbiamo aspettato l’ultimo minuto. Morale? Stanze esaurite. Non ci siamo persi d’animo e abbiamo trovato un bed & breakfast in città non troppo lontano (cioè in verità era a mezz’ora di cammino, ma andando in minivan erano cinque minuti). Così era tutto pronto per la partenza, e la mattina del 22 marzo alle dieci e mezza partiamo alla volta di Eindhoven. Io in verità all’inizio temevo che sarebbe stato un viaggio terribilmente lungo e noioso, ma le mie paure si sono rivelate profondamente infondate: tra Gigi, Daniele e Ale è stato il viaggio più lungo e meglio trascorso che abbia mai fatto, tutte le stronzate che sono volate…
La Svizzera è stata lunghissima da attraversare, o almeno così è sembrato perché iniziavamo ad avere fame. Tempo di arrivare in Germania e trovare un Burger King e ci fiondiamo a mangiare, io ovviamente odiando formaggio e salse varie mi rifugio su nuggets e patatine. Dopo un’altra tappa in Germania per merenda – tirava un vento bestiale e io mi sono presa un gelato, e con mia somma gioia non sono stata la sola, anche Ale mi ha imitato – arriviamo in Olanda, e appena varcato il confine parte il degenero totale, con gente che urla, sclera, ride, si abbraccia… Il disagio. Prima di andare al bed & breakfast decidiamo di passare davanti al Klokgebouw per vedere come fosse la situazione, e ci prendiamo così bene che alcuni decidono di stare là per tutta la notte, il tempo di andare a posare le valigie e darsi una lavata. Morale della favola, io e Valeria siamo state le uniche a rimanere al calduccio a dormire, ovviamente rosicando un casino perché a mezzanotte ci hanno avvisato che era appena passata Simone ad abbracciarli tutti e sette. La mattina dopo ci svegliamo e andiamo a dare il cambio a quelli che avevano rischiato l’assideramento la notte prima e prendiamo posto. Lì con noi ad aspettare c’era solo un tedesco, ma piano piano è arrivata altra gente. La giornata è trascorsa con un freddo boia, infatti c’erano qualcosa come -2° ma percepiti come -10° grazie al vento, e a un certo punto s’è pure messo a nevicare. Un’olandese conosciuta lì ci ha rassicurati sull’anormalità della situazione. La cosa positiva è stato il fatto che i salumi che avevamo preso si sono conservati benissimo: era come metterli in un frigorifero. La cosa negativa è stata non poter mangiare perché nel tirar fuori le mani dalle tasche/guanti/etc si congelavano. Oltretutto non avevamo considerato il fatto che con il freddo il corpo impiega più energie a mantenere una temperatura normale, e quindi viene più fame. Altra cosa che non avevamo considerato era il vento, e ovviamente l’Olanda è famosa per i mulini a vento. Siamo geniali. Comunque, l’unica cosa che ci ha salvati dall’ibernazione è stato il bar di fronte, che tra l’altro era troppo carino e la proprietaria era gentilissima, in cui poi abbiamo pure incontrato Isaac e ragazza. Io continuavo a dire “Hello! Hi!” a ripetizione, è stata una scena patetica. E me lo dico pure da sola! Va be’, lasciamo stare. In Olanda comunque sono troppo avanti. O forse siam noi che siamo troppo indietro. In ogni caso, la gente rispetta la coda. Se vede che c’è gente lì dalle otto del mattino, i posti davanti sono loro, anche se escono dalla coda per andare in bagno. E se sei lì fuori che aspetti che aprano i cancelli e inizia a nevicare, ti mettono a disposizione una sala in cui puoi aspettare, e la gente non ti guarda come se fossi deficiente perché stai aspettando al freddo e al gelo il tuo gruppo preferito. Per esempio la proprietaria di quel bar era tutta preoccupata per la gente che stava là al freddo, cosa che qui in Italia non sarebbe mai successa, e i nostri amici che sono rimasti fuori tutta la notte si sono andati a un certo punto a rintanare in un bar: non solo il barista li ha fatti fumare dentro, ma li ha anche fatti rimanere oltre l’orario di chiusura offrendo pure loro un giro di Jägermeister. Poi ti chiedono come mai vuoi andartene dall’Italia che è un così bel posto.
Alla fine aprono i cancelli, prima fila centrale e altre due ore di attesa. Ne è valsa la pena, appena è calato il sipario tutta l’attesa, tutto il freddo, la stanchezza, la fame e la sete non hanno più avuto importanza. Essere lì, in quel momento, in prima fila, era quello che importava. Nient’altro. Il concerto è stato magnifico, tre meravigliose ore, e se non fosse stato per la sete e anche un po’ di fame non avrei mai voluto che finisse. Dopo il concerto doveva esserci l’afterparty, e c’è stato, solo che eravamo tutti troppo distrutti per godercelo. Il tempo di fare una foto con Rob, una con Ad e parlarci un po’ e presentargli Fraffo e andare a cercare Yves – che si è ritirato subito, mannaggia ai pescetti! – che dovevamo andare, anche perché avremmo dormito più o meno quattro ore per poi ripartire in mattinata per evitare la neve prevista e quindi non ho potuto braccare Isaac. Uffa. Nel frattempo, prima di assopirci tutti quanti si è scatenato quello che poi è stato rinominato “toto-cinto”. In pratica si tratta di un giro di ipotesi scherzose (vi assicuro che siamo brave persone, nessuno pensava davvero quello su cui ipoteticamente puntava) sul padre del figlio che Simone avrà, perché già allora era chiaro come il sole che era incinta, e/o sul genere. Per esempio, Valeria puntava sui gemelli, e alla luce delle recenti considerazioni penso che abbia ragione. Ma non siamo qui per disquisire di ciò!
La mattina dopo partiamo, stanchi morti come mai, e dopo mezz’ora di viaggio ci fermiamo in un autogrill per fare colazione. Arriviamo alla cassa e… Mi rendo conto di aver lasciato 200€ al bed & breakfast. Ovviamente non riesco a mangiare niente, quindi incarto la mia brioche, prendo su la marmellatina e il pane e chiedo umilmente e con quasi i lacrimoni se possiamo tornare indietro. Ora, dovete sapere che in quanto a perdere cose in Olanda io ho più culo che anima. Otto anni e mezzo fa ho lasciato in un negozio la borsa con il cellulare, sono tornata a cercarla il giorno dopo e l’ho trovata. Un mese fa ho lasciato 200€ in camera, sono tornata a prenderli un’ora dopo e c’erano ancora. Ovviamente appena trovati i soldi mi è tornata fame e mi sono finita la brioche e mi sono messa a mangiare pane e marmellata in minivan. Non ho ricordi molto precisi del viaggio di ritorno, so soltanto che mi sono abbioccata in più riprese e che alla fine siamo arrivati a casa, con mio sommo dispiacere.
Alla fine ci siamo trovati così bene che abbiamo pensato che è una cosa da rifare assolutamente il prima possibile, magari non per un concerto ma anche per una vacanza così, in gruppo. Ed è stata un’esperienza davvero bella. Ovviamente la depressione post-Retrospect è stata qualcosa di terribile, ma almeno non ero da sola :)

Colgo di nuovo l’occasione per ringraziare tutti quanti, Valeria, Fraffo, Ale, Pam, Gigi, Daniele, Mattia e Nicola, perché se è andato tutto bene è stato merito di tutti.

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3 pensieri su “2013 – Odissea nel disagio

  1. Pingback: Ein Wienglas, bitte – She was red. And terrible. And red.

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