Stream of Consciousness, pt. II

Ci sono ricascata in pieno. Ormai dovrei saperlo, non farmi coinvolgere troppo perché altrimenti finisce che mi sento uno schifo. Tutte le volte la stessa storia, evidentemente non imparo mai. E dunque eccomi qui, con un’unica piccola consolazione datata 1° marzo 2014: una data che è talmente lontana che faccio a tempo a uscirne tranquillamente da sola, anche se so che è impossibile e che poi risprofonderò nel baratro più di prima. D’accordo, rendiamo le cose più semplici e più chiare: sono nella fase post lettura di un libro – una serie, meglio – che mi è piaciuta non molto, di più. La serie in questione – come sono monotematica – è ovviamente Shadowhunters, che non so nemmeno io bene come è riuscita a prendermi troppo bene. Di qui l’insoddisfazione verso il mio mondo e la domanda retorica sulla possibilità effettiva di ridurmi in questo stato ogni volta. Sembro uno zombie, dormo male, sono apatica, non mangio, non voglio fare niente a parte leggere, meglio se un seguito della serie in questione. A volte vorrei essere una troglodita ignorante che a malapena sa scrivere il suo nome, figuriamoci leggere un libro intero. Un libro intero? Ma ha tante pagine! Non ci sono figure! È scritto troppo piccolo! Le storie sono noiose! Ahimè, per mia (s)fortunta sono nata in una famiglia dove i libri non mancano di certo, figlia di due lettori accaniti – be’, mio padre più di gialli, mia madre è il vero esempio del topo di biblioteca: legge qualsiasi cosa sia scritta, da malloppi di 800 e passa pagine alla lista della spesa di un anno fa – e io ovviamente non sono da meno, con l’unica differenza che in qualche modo loro hanno imparato a staccare le due cose, realtà e mondi inventati, o forse non ne hanno nemmeno avuto bisogno. Io no, non ancora. Sono ancora qui a sperare in un fottutissimo miracolo che razionalmente so che non avverrà mai. La realtà è così triste e ordinaria, grigia, scontata, noiosa. Sempre uguale a se stessa, in continuo movimento. Non c’è spazio per gli eroi in questo mondo. Non c’è mai stato. Chi si comporta eroicamente è destinato a fallire, perire miseramente, schiacciato dalla logica del potere e della forza bruta. Non c’è nemmeno spazio per la lotta tra bene e male, per il semplice motivo che non esiste il bene. Non qui. Qui ci sono solo gli eterni tiranni, che cambiano incessantemente il loro nome, ma non la loro condizione. Ma la cosa che mi risulta più frustrante non è tanto la consapevolezza dello schifo in questo mondo, quanto la consapevolezza che apparentemente al resto del pianeta le cose vanno benissimo così. Per quanto possano piacere le mere storie di fantasia, ognuno trova poi il suo posto nell’ordine delle cose, si inserisce nello spazio a lui destinato. Le cose non vanno benissimo così! Per niente, proprio. E la cosa che più non riesco ad accettare è il pensiero di uniformarmi a questo grigiume composto di persone una uguale all’altra, piatte, scialbe, senza personalità, omologate. E sale la rabbia, perché non posso farci niente, non posso impedire nulla di tutto questo. Non c’è soluzione. O almeno, se c’è ancora non l’ho trovata. Ma non posso fare a meno di domandarmi perché proprio io devo sempre sentirmi spaesata, non appartenere mai a niente, non riuscire a inserirmi in questo stupido mondo e stupida società. Davvero, a volte leggere tanto è una maledizione. Ma nello stesso momento è una benedizione immensa, è l’unica fonte di conforto. Se solo potessi passare la mia vita a leggere senza fare nient’altro, che esistenza felice sarebbe! Comunque, io non capirò mai le insegnanti di lettere. Perché ostinarsi a far leggere dei libri improponibili per far piacere la lettura ai ragazzi? Tanto se sono persone che leggono, leggeranno anche senza i tuoi stupidi libri scelti arbitrariamente, e se non leggono non si sentiranno certo incentivati da un libro come La Chimera, libro che ho odiato e che probabilmente se dovessi fare una classifica personale del peggior libro mai scritto, l’oro se lo aggiudicherebbe a occhi chiusi. Pessimo, davvero.

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