La critica dei denti del giudizio

Nel caso pensaste che io sia impazzita tutto d’un tratto, potreste anche avere ragione. Se il motivo per cui lo pensate è il titolo, però, lasciate che vi spieghi: sono reduce dalla spiegazione di Kant, filosofo tedesco – è nato a Königsberg, che all’epoca era in Prussia e ora è in Russia… conta lo stesso come tedesco, no? – dell’Illuminismo, il quale ha scritto, tra le altre cose, la Critica del giudizio. Et voilà, ora sapete tutto. O quasi.
I miei amabili, amabilissimi denti del giudizio inferiori hanno deciso molto cortesemente di crescere in orizzontale anziché in verticale come tutti i denti normali. Ergo, devono aprirmi la gengiva, tirare fuori il dente, e ricucire. Il tutto senza che mi diano il minimo dolore, cosa che si aggiunge alla mia già poca inclinazione verso tale intervento. Mi sento molto come Neville Paciock al suo secondo anno a Hogwarts, quando durante la lezione di Difesa contro le Arti Oscure finisce appeso al lampadario ed esclama “Perché sempre a me?”. Ecco, uguale. E così mercoledì mi tocca prendere un treno, andare a Milano e il giorno dopo presentarmi alle 7.30 allo Stomatologico e, tra le altre “belle” cose, fare gli esami del sangue. Ora. Mia madre, che mi conosce bene, me l’ha tenuto nascosto perché sapeva che sarei andata nel panico più completo (non mi fa schifo tanto il sangue, quello non mi fa né caldo né freddo. Ho il terrore delle siringhe e degli aghi – il che è anche un bene); mio padre, invece, convinto che poi l’avrei insultato se non me l’avesse detto, oggi mi ha riferito che mi infileranno un ago nelle vene per cavarne fuori un tot imprecisato di sangue, il mio prezioso preziosissimo sangue, che già ho la pressione bassa di mio e non mi serve certo una mano. Già l’ultima volta che ho fatto gli esami del sangue dovevano tirarmene via poco e me ne hanno portate via tre fiale e a metà della seconda mi girava la testa, ora che si prendessero il loro se tanto ci tengono a farsi pungolare inutilmente. Inutilmente, sì, perché tutto questo serve per “vedere che io non abbia allergie”. Non sono allergica a niente, è già stato ampiamente dimostrato, ve lo posso tranquillamente dire io senza che mi leviate il sangue, grazie. Se poi voi siete dei sadici convinti, scagliate le vostre ire su qualcun altro, io non c’entro.
Quante scene per un prelievo!
E sticazzi, li ho sempre odiati. Non fosse che poi peggiorerei solo la situazione e non servirebbe a niente prenderei quella fottuta siringa e la pianterei ben volentieri nei loro morbidi colli. Così, per ridere (cit.). La tentazione di perdere “accidentalmente” il treno per Milano è forte, ma non risolverei niente, rinvierei soltanto. Una sprangata in testa potrebbe andare. Ma dico io, già dovete anestetizzarmi, fatemi una totale, mi levate il sangue che tanto non sento niente, mi operate al dente, che tanto continuo a non sentire niente, mi sveglio e ho già fatto tutto. Così non sclero ed è anche più facile per voi. Troppo difficile, temo.

Passiamo alle cose un po’ più interessanti che mi sta salendo il crimine di nuovo se continuo con questa storia. Oggi è stato l’ultimo venerdì di scuola. Martedì finisce – be’, veramente finirebbe mercoledì, ma c’è la partita e nessuno ci va :’D – e non ne posso più. Siamo stracarichi di roba da leggere, ovviamente la maggior parte è uno sbrodolamento pallosissimo. Ho come l’impressione che leggerà mia madre e poi mi farà i riassunti mentre io leggo quello che voglio leggere. Ma qui torniamo nel discorso fatto e strafatto sulla scuola e i libri che consiglia e non ho voglia di ripetermi. Domani dovrei andare al mare. Dovrei perché se scelgono di andare per le 11.30 io mi ustiono e quindi do buca. Non voglio scottarmi subito pronti via, già ci riuscirò lo stesso, andarmele a cercare è una cosa da masochisti e basta. Poi, martedì abbiamo organizzato una festicciola in classe, con ognuno che porta qualcosa da mangiare (io faccio i muffin) e ci abbuffiamo alla VI ora.
Il tema della foto della settimana è numbers e io non ho proprio la più pallida idea di cosa fare. Ci dovrò pensare su alla svelta, sperando nelle illuminazioni notturne. Forse quest’estate do delle ripetizioni di inglese a delle mie compagne di classe, e la cosa da una parte mi lusinga e dall’altra mi terrorizza perché non mi sento minimamente all’altezza.
Devo guardarmi la 3×09 di Game of Thrones, che continuo a rimandare perché arrivo morta alle dieci di sera e l’idea di tirare le undici a guardarla, leggere un’oretta – perché non riesco a non leggere prima di dormire, non ora che The Infernal Devices mi sta prendendo così bene! – per poi svegliarmi dopo sei ore e mezza è angosciante. E tra la puntata e il capitolo serale scelgo il capitolo. Poi certo, se non mi sognassi gente a caso e conversazioni improbabili non sarebbe troppo male, visto che poi resto con l’ansia di fare qualcosa a riguardo anche se contemporaneamente mi impongo di non fare nulla che è meglio così. Non so se sia la scelta migliore, sto cercando di autoconvincermene.

Non so chiudere i post, faccio schifo. Sì che tanto ultimamente finisco sul flusso di coscienza, ma mi sembra una chiusura “sospesa”. Bah. Auf Wiedersehen!

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