Stream of Consciousness, pt. III

Sto prendendo un bruttissimo giro, ma fa un caldo bestia e prima delle quattro di mattina non chiudo occhio e mi sveglio alle dieci, sempre perché fa un caldo bestia. È un periodo di mezza depressione e mezza incazzatura, mi farebbe davvero bene sfogare la mia aggressività picchiando qualcuno. Che mi stia antipatico, possibilmente, così non mi faccio nemmeno i sensi di colpa. Ho finito quasi tutti i compiti scritti, mi manca davvero poco, ho solo un macello di film da guardare e un po’ di libri da leggere, che palle. Torniamo sempre lì alla fine, come sono monotematica. Perché anche questa volta parlerò di libri, anche se alla fine mi lascerò andare al flusso di coscienza. Ero tentata di intitolare questo post “Cinquanta sfumature di vaffanculo” o “Cinquanta sfumature di merda”, poi ho cambiato idea optando per qualcosa di più anonimo. Il motivo è semplice: non so bene nemmeno io perché, mi sono messa a leggere la serie delle Cinquanta Sfumature. Per ora ho letto solo il primo e penso che mi fermerò a quello, m’ha fatto troppo incazzare quel libro. A conti fatti, ho deciso di intraprendere la lettura perché ho sempre sentito pareri molto discordanti e volevo farmene uno mio, così me lo sono andata a cercare – lo ammetto, leggendolo di straforo – e ho iniziato la lettura. Parte normale, cioè, lei deve intervistare ‘sto tizio di cui non sa niente perché la sua amica (che avrebbe dovuto essere l’intervistatrice) è malata. Ha solo una lista di domande scritte dalla sua amica e fa una figura di merda subito pronti via: entra nel suo ufficio… E finisce lunga distesa per terra. Wow, complimenti. Nemmeno Bella Swan dall’alto della sua incapacità motoria riuscirebbe a eguagliarti, il che è tutto dire. Riflessione #1: ultimamente vanno di moda le protagoniste femminili scoordinate, incapaci, con un senso dell’equilibrio precario che cadono ogni passo e vengono raccattate dal figo (o pseudo tale) di turno. Io non riesco a non fare paragoni con lei, Dubhe, il mio personaggio preferito: ha una coordinazione assurda, un’agilità allucinante, riflessi fulminei, in una parola (anzi tre) è una badass della madonna. E guarda un po’, potrebbe uccidere il belloccio di turno in un soffio – e poco ci manca che lo fa davvero. Ai tre uomini che ha amato nella sua vita succede, in ordine, che uno lo uccide – seppur involontariamente -, l’altro lo pugnala e a quell’altro ancora punta un pugnale alla gola – e poi se lo sposa, ma questa è un’altra storia. Una così Christian Grey – l’intervistato, NdR – l’avrebbe castrato dopo cinque minuti e avrebbe giocato a golf con le sue palle. E avrebbe pure fatto bene. Ma andiamo con ordine. La povera Anastasia – la protagonista delle Cinquanta Sfumature – riesce a concludere l’intervista in un modo più o meno patetico, e lui è così colpito da lei che riescono a incontrarsi “per caso” un miliardo e mezzo di volte – lui tra le altre cose la soccorre mentre è sbronza marcia. Ma colpito da cosa, dalla sua caduta in grande stile? Dal fatto che è una che a malapena sa di essere al mondo? Ma è scemo o cosa? Non è dato sapere. Lui è un maniaco del controllo e la vuole controllare, appunto, a tutti i costi, si rincontrano, vanno fuori a cena, giro sull’elicottero (Charlie Tango. Ora, Charlie era il nome di un cane ormai defunto del mio ex. Uno Yorkshire. Io appena l’ho letto mi sono messa a ridere come una cogliona, immaginandomi uno Yorkshire che balla il tango.) fino a Seattle, dove il “caro” Chris le spiega di tutte le regole alle quali vuole sottostia, ma sorge un problema: lei è vergine. Da qui in avanti vi lascio immaginare la trama come va avanti, dico solo che questo demente ha una stanza in cui tiene tutto ciò con cui ama dilettarsi, tra cui (ma non solo) cinghie, frustini, bacchette. Riflessione #2: non sono un’amante della violenza gratuita, ma in alcune situazioni non si può risolvere tutto parlando. Ora, hai i tuoi problemi esistenziali che non riesci a superare? Benissimo. Non sei il solo, benvenuto nel club. Sei stato abusato da piccolo? Oh poverino, ma da come ne parli non sembra sia stata una cosa così tremenda, quindi zitto e mosca. Ma che tu debba ricorrere a cinghie, fruste e cose del genere per sentirti bene e in pace con il mondo, non esiste. Fatti curare, dannazione, sei miliardario, ti fai internare e tanti saluti! Quando ho letto di tutto quello che c’era alle pareti di questa stanza non ho potuto fare a meno di pensare quanto sarebbe stato bello sventrarlo con un gatto a nove code, sapete, quella frusta – ma frusta vera, mica i frustini del cazzo di cui sopra! – fatta con nove lacci, diciamo, alle cui estremità si trovavano degli artigli metallici che quando ti frustavano con una cosa così si arpionavano alla pelle e alla carne e ti strappavano via tutto? Ecco, quello. O farlo a fettine con una katana. O usarlo come tiro al bersaglio con i coltelli da lancio. Sono una ragazza molto femminile e pacifica, lo so.
Niente, la protagonista sembra gradire tutto questo – presa dai suoi dubbi, per carità – anche se “vuole di più”. La cosa strana è che a lui sembra andare bene fino a un certo punto. Solo che una sera le cose precipitano, lei per vedere qual è il massimo di dolore che le può essere inflitto accetta di essere presa a cinghiate sul didietro e scappa via in lacrime restituendogli tutti i suoi regali. AH GIUSTO! Parliamo un attimo dei regali, vi prego. Prima le regala una prima edizione di Tess dei d’Urbervilles, ed essendo lei patita della letteratura classica, ci sta. Poi, visto che vuole sapere come contattarla, le regala un MacBook. Io non sono un genio in informatica, ma un MacBook Pro con 1,5Tb di hard disk e 32Gb di ram non esiste ancora adesso. Al massimo arrivano a 500Gb di hard disk e 8Gb di ram, se proprio. E il libro è ambientato due anni fa, quindi. Mia cara autrice, se non sai le cose, TACI. Ma poi, parliamo dell’inutilità di regalare un MacBook del genere a una tizia imbecille e incapace che manco sa accenderlo che lo usa… Indovinate per cosa? Leggere le mail. E navigare su internet – ovvero, fare ricerche su wikipedia. Per una cosa del genere le basta un catorcio di windows da meno di 200€. Ma perché no, buttiamo soldi in cazzate per gente che nemmeno sa cosa farci, tanto nOììì pOxXxìAmOoOoO. Le bestemmie che non mi sono salite. Poi le regala un BlackBerry (non un iPhone? Mi deludi, Grey.) perché a quanto pare lei si esprime bene per mail. Regalarle subito il BlackBerry e lasciar perdere il Mac era troppo mainstream, vero? Un pirla e una rincoglionita. Ecco cosa sono. Poi ancora lui non si fida del suo maggiolino e le compra un’Audi. Cioè ma complimenti, questa si fa i complessi perché si sente una puttana e tu la riempi di regali così? No ma sei Mr Galantuomo del secolo. Pedate nel culo dalla mattina alla sera, ti meriti. Così il deretano arrossato ce l’hai tu, razza di viziato, prepotente, incivile e maleducato che non sei altro. Ok, mi pare di averlo insultato abbastanza. E la cosa che mi fa ancora più rabbia è sapere che ci sono donne – o pseudo tali – che sono tutte “Ooooooooh come vorrei incontrare anch’io uno come Christian Greeeeeeeey!”. Prego?! Vuol dire che siete tutte delle senzapalle rincoglionite incapaci di prendere in mano la vostra vita e bisognose di qualcuno che vi comandi a bacchetta. Bella merda! Per quanto mi riguarda, chiunque abbia cercato di dirmi cosa fare anche in modo non troppo brusco non ha avuto una grande fortuna. Dalle cose più insignificanti e su cui potrei anche passare sopra – ma non lo faccio, perché non ci riesco e sono fatta così – alle cose veramente importanti su cui mi impunto e alla fine riesco a fare come dico io. Una richiesta, un favore, può anche andare. Quando diventa un ordine non mi va più bene, e inizio a puntare i piedi. Ho la (s)fortuna di essere molto testarda, e non è una lotta facile con me. Molti si arrendono dopo poco. Ma torniamo alla recensione, ho ancora un paio di cose da dire. Anastasia è una di quelle persone per cui potresti anche provare simpatia, ma io non ce la faccio, si lascia soggiogare come un mulo, ed è una cosa che non tollero. A questo punto mi viene in mente una critica – sono abituata a pensare alle obiezioni che potrebbero essere sollevate dai miei discorsi, deformazione professionale del liceo classico… -: l’invidia. Onestamente, sono tante le persone che potrei invidiare, per svariati motivi. Sono piuttosto sicura di affermare la totale assenza di invidia del mio animo verso la suddetta protagonista. Non so che farmene di uno che vuole picchiarmi solo perché quello è il suo ideale di piacere. Anzi sì, so cosa farmene. Calci nelle palle, tanto per iniziare, e poi la prima volta che prova a toccarmi gli punterei un pugnale alla giugulare, e il primo muscolo che muove è fatto come una biscia. E qui arriviamo alla riflessione #3, ovvero quella secondo cui ogni tanto mi farebbe comodo una persona così nelle vicinanze: punto primo, potrei sfogare i miei attacchi d’ira su qualcuno che se li merita dal primo all’ultimo, senza il minimo senso di colpa; punto secondo, non so bene per quale motivo ma riesco a reagire solo se sono trattata di merda. Lì tiro fuori gli artigli e non ce n’è più per nessuno, torno a essere me stessa, finalmente, e ciò non può che essere un bene. E terzo, perché picchiare qualcuno in carne e ossa dev’essere immensamente più liberatorio che pestare pugni contro un sacco di farina. E oltretutto, vedere l’espressione di dolore sul viso di una persona del genere saprebbe troppo di giustizia. Mi sento molto come quando ho visto Ramsay Snow torturare Theon Greyjoy. AHAH, il “Grey” torna! Un altro infido verme. Che fa una pessima fine, tra l’altro. Ramsay è troppo un genio, prenderò spunto dai suoi metodi di tortura, sono fantastici. No ma continuo a essere una ragazza dolce, gentile e delicata. Contateci. *risate sguaiate in sottofondo* Giusto appunto sono appena andata a sbirciare qualche informazione sui sai, arma che io adoro alla follia. E sempre a questo proposito, conto di ricominciare Aikido, prima o poi. È utile sapersi difendere, anche se il suo scopo fondamentale è evitare danni totalmente o quantomeno evitarli a chi pratica questa arte marziale, mentre io sono sempre stata una strenua sostenitrice del “la miglior difesa è l’attacco” (cit.).
Conclusione finale: tirando le fila del discorso, sono giunta alla conclusione che libri spazzatura del genere, alla fine, servono. Servono perché senza di loro il mio cervello non richiederebbe una dose di cultura in modo così impellente, e io non avrei il bisogno fisico che ho di leggere libri culturalmente più elevati (anche se meno elevati di così onestamente non so cosa ci sia e non lo voglio nemmeno sapere). Tipo, mi sono finita Sartre, ora attaccherò o con Marx o con Chatwin. Credo Marx, così liquido anche lui. Scusa, Karletto, non ce l’ho con te, ho solo troppi altri libri da leggere. Libri che voglio leggere davvero. Scusa. Ti voglio bene però.

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