Summer has come and passed.

Ed è arrivato anche l’autunno. Si fa per dire, perché le temperature continuano a essere folli: esco di casa alle sette che sto da dio in maniche corte, esco da scuola all’una e mezza che scoppio di caldo. Basta. No, non sono una di quelle che in estate vuole l’inverno e in inverno vuole l’estate. Qui dove sono mi va benissimo l’inverno, tanto a mezzogiorno giro sempre in maniche corte lo stesso ma almeno non schiatto dal caldo. Fossi ancora nella mia amata Milano, mi accontenterei della primavera o dell’autunno. Né troppo freddo né troppo caldo. Una favola.
Comunque, in quest’estate ne sono successe di cose, ma andiamo con ordine. È iniziata nel casino più totale, ovvero l’ultimo giorno di scuola io ero su un treno per Milano per fare gli esami del sangue e poi c’è stata tutta l’epopea sul dente del giudizio che ho già raccontato esaustivamente altrove. Dopo aver sistemato almeno uno dei due che devo togliere mi sono trattenuta in Lombardia ancora un paio di giorni – in cui ho fatto una scoperta eclatante che forse racconterò… o forse no – e poi sono tornata a casa. Mi sono messa a fare metà dei compiti che dovevo fare, lasciando gli altri per gli ultimi giorni. Pessima idea. Ma comunque, tra la mia migliore amica che se n’è andata due settimane in Finlandia e il mio migliore amico (ormai il mio ragazzo) che è partito alla volta della Scozia una settimana non ho avuto granché da fare. Appena sono tornati entrambi sono approdati ai lidi liguri, fermandosi dieci giorni in cui abbiamo avuto la casa totalmente libera. Questo è un esempio di attività cui ci siamo dedicati.

Party hard.

Party hard.

Poi un giorno siamo andati a Triora per Strigora, e c’erano un sacco di bancarelle strafighe che se avessi avuto una carta di credito con soldi illimitati avrei comprato in toto. Ah sì, c’era anche un tipo che vendeva spade di cui non sapeva palesemente un cazzo. Un esempio? “Spadini Legolas”, o “Signore dei Natzguld”. NATZGULD! Aiuto.

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Dopo questa gita le nostre giornate si sono trascinate tra un sonnellino e un pasto e un altro sonnellino. Che persone attive che siamo, è vero. Verso fine agosto sono tornata in Lombardia perché il 2 settembre avrei dovuto togliere l’altro dente del giudizio e perché il 28 agosto sarebbe uscito Shadowhunters che volevo assolutamente andare a vedere con Vlas e Fraffo. Peccato che il 29 mi sia beccata una bella tonsillite! Non l’ho mai presa, e ovviamente vado a prenderla pochi giorni prima dell’intervento. Murphy, io ti uccido. Così mi sono pure saltata il concerto dei Destrage il 30 agosto, rimediando però gli autografi grazie a Fraffo che è andato, dunque mentre io ero a letto sotto tre coperte a tremare per la febbre lui era in provincia di Bergamo a scarpinare per beccarli tutti e farsi firmare il foglietto che gli avevo dato. Jaime Lannister avrebbe detto “the things I do for love”. E ovviamente non ho tolto il dente il 2. Così due giorni fa mi sono dovuta beccare gli esami che avevo già fatto a metà giugno, con la differenza che a ‘sto giro per il prelievo ho fatto le peggio scenate della mia vita. Il mio autocontrollo ferreo ha deciso di prendersi la giornata libera, e così mi sono ritrovata seduta sulla poltroncina (“Siediti sulla sedia!” – “Nono, questa qui sulla poltrona altrimenti ci sviene!”), a piangere come un vitello mentre ridevo istericamente. Il tempo di sedermi e mi girava già la testa, così hanno abbassato la poltrona e mi sono ritrovata praticamente sdraiata a fissare il soffitto per non guardare l’ago che mi bucava la pelle. Non trovavano la vena sul sinistro, hanno guardato il destro. E decidono di farmi il prelievo sulla mano. La mia soglia del dolore è bassa, molto bassa, ma se sul braccio posso anche ammettere che non sia la fine del mondo sulla mano è tremendo. Tra l’altro mi hanno fatto due buchi sulla mano. Brr, mi fa ancora male a pensarci. Ovviamente le infermiere stavano facendo delle battutine molto poco simpatiche (“Te dopo il liceo fai medicina, vero?”, “Una cosa è certa: non partorirai mai!” – almeno a partorire non mi obbliga nessuno), che se fossi stata più padrona di me stessa le avrei mandate a cagare su due piedi, ma ero troppo impegnata a versare tutte le mie lacrime e singhiozzare disperatamente blaterando cose senza senso. Io mi auguro vivamente che il giorno dell’intervento riescano a beccarmi la vena sul braccio, perché una flebo sulla mano non la reggo, sclero prima. Brr. Ribadisco, mi vien da vomitare a pensarci. La cosa buona è che dopo il prelievo sono andata a far colazione e ho superato me stessa: succo di frutta alla pesca, una brioche al cioccolato, una brioche vuota e un panino al crudo. Così ho retto le altre ore di attesa per i tre colloqui. Dopo questa magnifica giornatina me ne torno a casa tranquilla con mio padre e Fra e subito dopo mangiato – dopo cinque ore allo Stomatologico – ci buttiamo a nannare. Io intanto avevo già prenotato il treno di ritorno per quella sera stessa alle nove, con arrivo previsto all’una. Poi grazie a trenitaliaculo sono arrivata con *quasi* un’ora di ritardo. Era un’ora, ma loro ovviamente segnano 52’ così non ti rimborsano. Maledetti. Ovviamente il giorno seguente non sono andata a scuola ma mi sono alzata a mezzogiorno e mi sono messa a studiare per il giorno successivo, ovvero oggi, che grazie al cielo è mercoledì perché non ne posso già più. Siamo al venticinque settembre e io ho già voglia di fuggire in Islanda a vivere il resto della mia vita come pescatore e fottermene della maturità. Soprattutto considerando che uscirà greco in seconda prova e sono terrorizzata.

In compenso, parliamo di cose belle, domenica scorsa c’è stata una piccola riunione di famiglia per festeggiare il 90° compleanno di mio nonno. È stata un’ottima occasione per rivedere gente che avevo visto solo una volta – non tutti, ma buona parte – e visto che ci siamo trovati tutti bene stiamo pensando di rifare una cosa del genere per Pasqua. È stata anche una sfacchinata allucinante, da San Remo a Mantova è un bel viaggio, ma ne è assolutamente valsa la pena. E se si riuscisse a organizzare tutti gli anni non mi dispiacerebbe per niente, anzi.

Ecco, così sono in pace con la mia coscienza perché ho fatto il resoconto di quest’estate e magari nel prossimo post posso lasciarmi andare a riflessioni random. Vedremo.

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