Dalle stelle alle stalle: le migliori e le peggiori novità musicali del 2014.

20 maggio. Voglio evitare di ridurmi come l’anno scorso, che ho pubblicato il post relativo agli album usciti nel 2013 a ottobre 2014, quando ormai avevo ascoltato buona parte dei lavori di cui parlerò in questo. E già ad oggi ho ascoltato qualcosa che recensirò l’anno prossimo… Va be’, è un circolo vizioso dal quale è pressoché impossibile uscire. Quindi ne approfitto oggi che sono ancora a casa con un raffreddore e mal di gola allucinanti a far fuori gelato e benagol a go-go per – quantomeno – iniziare a scrivere questo articolo. Perché tanto lo so che non lo finirò oggi, quindi metto le date per rendermi conto di quanto procrastino.
23 giugno. Domani ho solo l’orale di Laboratorio, e ho già studiato sperando che sia abbastanza… e non ho la minima voglia di farlo, ma va be’. Continuerò le recensioni.
24 giugno. Ho dato l’orale ed è andato bene, e ora non ho più niente da fare. Così ho finito le recensioni!

Amaranthe – Massive Addictive
È stato mio fedele compagno tante mattine andando in università, so i pezzi a memoria da quanto li ho ascoltati ma non mi stanca mai. Lo stile è sempre il loro, ma sono migliorati ancora di più – e anche quest’anno me li sono persi, mannaggia. Mi piacciono sostanzialmente tutti i pezzi, l’unico che mi ha convinta un po’ meno degli altri è Skyline, mentre non saprei scegliere un preferito. Album veramente valido, consigliatissimo!

Anathema – Distant Satellites
Ecco, loro li ho visti in concerto, tra l’altro il giorno del compleanno di Danny. Gli abbiamo portato una torta e tra un pezzo e l’altro ci siamo messi a cantare “Tanti auguri a te” in inglese e poi su sua richiesta in italiano. È stato bellissimo. Anche questo album mi piace, anche se il mio preferito rimane imbattuto Weather Systems. Sono rimasti sulle atmosfere degli ultimi lavori, e per questo vengono snobbati dai fan di vecchia data. Io ovviamente, visto che se qualcosa piace alla maggioranza della gente è matematico che a me farà schifo e viceversa, preferisco i “nuovi” Anathema, e quindi anche questo album. Dolce, malinconico, non è uno di quelli che definisco “album da viaggio” – come può invece essere il sopracitato Massive Addicted – ma merita di essere ascoltato con calma, magari con una tazza di tè (lo so che fa caldo, ma ci sta benissimo). Promosso, altroché!

Anette Olzon – Shine
Ora, io non mi sarei mai sognata di poterla apprezzare. L’ho odiata fin da quando è entrata nei Nightwish e mi sono sempre rifiutata di andare a vederli finché c’era lei. Ora mi rifiuto di andare a vederli perché secondo me Endless Forms Most Beautiful, a parte avere un titolo cretino, è una gran porcata e Floor non è un motivo abbastanza valido. Ma va be’. Anette ha finalmente trovato il suo stile che, chiariamoci, è un pop commerciale senza pretese. Ma sono in un periodo molto strano in cui sto ascoltando un sacco di robe poco impegnative e/o serie, quindi non mi dà troppi problemi. Nel complesso è un buon album, niente di eclatante, ma finalmente non penso “poveraccia, fatela smettere di soffrire” e riesco ad apprezzarla almeno un minimo. Poi sono sempre dell’idea che ci siano cantanti molto migliori, ma anche molto peggiori e quindi va bene così. Orecchiabile, leggero, merita sicuramente un ascolto. Promuovo anche questo.

Angra – Secret Garden
Lo ammetto, l’ho ascoltato solo per il featuring con Simone Simons, che – indovinate – mi piace tantissimo. Adoro la sua voce, lei e Tommy Karevik sono, credo, le due persone che potrebbero cantare qualsiasi cosa e li adorerei a prescindere. Il resto dell’album è parecchio piatto e monotono, la solita tiritera noiosa, si salva giusto la title track che, appunto, è cantata da Simone Simons. Meh. È al limite della sufficienza solo per il detto featuring, altrimenti finirebbe dritto nel baratro. Non vale la pena comprarlo, ma vale sicuramente la pena ascoltare Secret Garden su youtube e, se proprio volete (e se potete), comprare la traccia singola da iTunes.

Destrage – Are You Kidding Me? No.
Non è l’album dell’anno per un soffio (leggasi: perché gli Epica hanno fatto uscire The Quantum Enigma nello stesso anno). Non è bello, di più. È geniale, rispetto al precedente The King Is Fat’n’Old è più maturo e studiato, ma l’elemento di follia che lo rende così strepitosamente ben riuscito è sempre lì. Il titolo, Are You Kidding Me? No., “Mi stai pigliando per il culo? No.”, è come un filo rosso che attraversa tutte le tracce: in ognuna c’è qualcosa, una frase, una particolare atmosfera che ti fa chiedere “ma state scherzando!” e la risposta è sempre la stessa, “no”. Consigliatissimo e promosso a pieni voti, sono dei musicisti con i controfiocchi e lo dimostrano in ogni secondo di questo album.

Ed Sheeran – X
Non sono una sua grande fan, l’ho scoperto praticamente per caso visto che la canzone alla fine della Desolazione di Smaug è sua e non è nemmeno troppo male e ho deciso di approfondire. Non è male come album, mi piace, l’ho ascoltato un casino di volte e mi ha fatto compagnia innumerevoli mattine andando in università. È praticamente tutto chitarra e voce, e la cosa non mi dispiace. Non si può certo dire che sia originale, ma è orecchiabile e scorre senza intoppi. Promosso!

Edguy – Space Police
L’ho ascoltato un’unica volta e devo dire che mi è bastato. Non è solo la solita solfa, che potrebbe anche starci, è… noioso. I pezzi sono tutti uno uguale all’altro, non ce n’è uno che ti resta in testa. Nel complesso risulta banale e scontato, poco ispirato e veramente mediocre. E a me gli Edguy piacciono, ma con questo ultimo album non ci siamo proprio.

Epica – The Quantum Enigma
È l’album dell’anno. E non lo dico solo perché sono il mio gruppo preferito, anche se mi sento moralmente obbligata a concedergli questo titolo a ogni album, ma questa volta c’è di più. Requiem for the Indifferent, l’album precedente, è bello ma non così. Sembra più scarno, più oscuro. The Quantum Enigma invece è più sulla linea di Design Your Universe, che rimane imbattuto sulla vetta dei miei album preferiti di tutti i tempi, nonostante l’ultima fatica degli olandesi ci si avvicini molto. Sono tornate le atmosfere grandiose, i cori magnificenti, lo sfarzo e la pomposità tipica. La struttura è ovviamente la stessa, ma sembra molto più ispirato del precedente, e le linee vocali mi fanno impazzire. Con l’uscita di Yves Huts – il bassista -, prontamente sostituito da Rob Van Der Loo, abbiamo anche il tocco di quest’ultimo, per qualche oscuro motivo relegato alle bonus track – che infatti sono tutte sue – e come risultato ci troviamo davanti a tracce bellissime non incluse nell’album inspiegabilmente e alla tentazione di ordinare tutte le versioni disponibili per averle tutte. C’è da dire che tutto l’album è in verità strepitoso, specialmente la seconda metà: abbiamo l’interlude più bello della storia degli Epica (The Fifth Guardian, scritta da Isaac) e alcune perle la cui bellezza è troppa per poterla descrivere a parole. La title track ci sta, ma chiamarla Kingdom of Heaven – pt. II non è stata secondo me un’idea brillante, perché è sì un’ottimo pezzo ma, se pensiamo a Kingdom of Heaven, chiaramente non regge il confronto. Devo proprio dirlo? Promosso alla grande.

Faun – Luna
Ero così entusiasta di Von den Elben che mi aspettavo di meglio. Le atmosfere sono quelle e quelle rimangono, ma è tutto quello che c’è dei Faun dell’album precedente. Questo lo trovo, ahimè, piatto, scialbo e anche un po’ noioso. E continuano a cantare in tedesco, quindi per farmi dire una cosa del genere ce ne vuole. Non c’è molto da dire, seppur a malincuore non posso promuoverlo.

Howard Shore – The Hobbit: The Battle of the Five Armies
Va be’, non è propriamente una novità, nel senso che per la colonna sonora de Lo Hobbit si è ispirato – giustamente – molto a quella del Signore degli Anelli. Però risulta sempre magnifica, sempre appropriata e sempre, semplicemente, bella. Sono stati sviluppati temi diversi rispetto alla trilogia-capolavoro precedente ma sono altrettanto splendidi. Ad esempio, il tema di Kili e Tauriel, esposto nella Desolazione di Smaug, è uno dei temi migliori (e non mi va così a genio che sia stato “sprecato” per una storia inesistente tra un personaggio che sarebbe stato lapidato dalla sua famiglia se ci avesse anche solo pensato e un altro personaggio che nemmeno esiste, ma va be’) di questa trilogia. Ma veniamo all’album in sé. Il capitolo conclusivo è sempre importante, e si sente che non è stato risparmiato niente. Passiamo da temi potenti ad altri più dolci ma sempre velati da un elemento di inquietudine, di tristezza o di nostalgia, anche quando tutto si è concluso – e si è pronti per riprendere l’avventura con La Compagnia dell’Anello – e la storia è giunta alla fine. Il pezzo dei titoli di coda è affidato a Billy Boyd (Pipino) ed è qualcosa di strappalacrime. Mi viene il magone tutte le volte che la ascolto perché so che è tutto finito, non ci saranno altri viaggi nella Terra di Mezzo.
Ovviamente è promosso anche questo, come potrei fare altrimenti?

MaYaN – Antagonise
L’ho ascoltato due volte e non mi ha detto molto nessuna delle due. Almeno Quarterpast era più vario. Antagonise sembra solo un mix di cose messe a casaccio senza senso, giusto per. E mi dispiace, perché il mastermind dietro questo progetto non è niente meno che Mark Jansen degli Epica, e quando vuole ha delle idee pazzesche. Questa è solo la solita tiritera death metal che suona uguale a millemila altre. Buono per restare nel genere senza sentire troppo il distacco, ma niente di più. Mi dispiace, ma non posso promuoverlo.

Opeth – Pale Communion
Ho rimandato l’ascolto per una vita, non ero mai nel mood giusto per un po’ di prog e infatti ho sempre spento dopo due tracce. Ora finalmente sembra essere arrivato il momento giusto per dargli una chance. La nuova svolta degli Opeth è, ormai, decisamente quella, il death è andato a farsi benedire a favore del solo prog. C’è un però grande come una casa: Heritage non mi aveva fatto impazzire troppo, mancava qualcosa; Pale Communion invece merita parecchio. Sono sempre loro, con la genialità, la classe, il gusto tipico che li contraddistingue. Non è esattamente il mio genere preferito, ma mi piace. Promosso!

Thomas Giles – Modern Noise
Lui è il cantante dei Between the Buried and Me, gruppone che consiglio vivamente a tutti. Sono pazzi, ma per questo geniali. Tornando a Thomas Giles, che è geniale tanto quanto i suoi allegri compari, è leggermente meno pazzo. Questo album risulta orecchiabile ma non noioso, leggero ma non banale. Sono presenti parecchie influenze diverse e merita veramente un ascolto. Purtroppo non è molto conosciuto – non che il suo gruppo lo sia di più – in Italia, e infatti stiamo progettando di andarli a vedere a Monaco di Baviera. Brillante, promosso alla grande!

Sonata Arctica – Pariah’s Child
A quanto pare sono tornati. Dopo quello schifo di Stones Grow Her Name si sono dati una svegliata e sono tornati ai vecchi tempi. Cioè, non che ci volesse tanto a fare un album migliore del precedente, eh. In ogni caso, come album è carino, non mi fa impazzire ma ci sta. Si richiama parecchio alle sonorità di Unia e The Days of Greys e la cosa mi piace, forse è un filo sottotono rispetto ai due citati, ma direi che dopo quello scivolone clamoroso che è il già infamato Stones Grow Her Name non posso lamentarmi. Stiamo andando nella direzione giusta, continuiamo così senza fare deviazioni brutte! Promosso, sperando che il prossimo sia ancora meglio.

Within Temptation – Hydra
Hail Hydra (attenzione al link, spoiler Agents of S.H.I.E.L.D.)! Battute a parte, che tra l’altro non c’entrano niente, mi viene da dire solo “che schifo”. Sono tutte uguali, piatte e monotone che nemmeno Britney Spears. Capisco sperimentare nuove cose, nuove sonorità, ma questo non è niente di tutto ciò. È solo una raccolta di brani mediocri e melodie banali, con featuring che non aggiungono niente alla qualità dell’album. Non ci siamo proprio.

Xandria – Sacrificium
Ora, li avevamo lasciati a Neverworld’s End che erano dei cloni dei Nightwish, ora pare si stiano riprendendo. Hanno – ancora una volta – cambiato cantante e questa volta al microfono troviamo Dianne van Giersbergen. Preferivo Manuela Kraller, mi piaceva di più il suo timbro, ma va be’. Sono ancora vicini ai Nightwish, molto vicini, però sembra che si stiano evolvendo. Pian piano e con calma. Fatto sta che questo album risulta parecchio noioso e ripetitivo, i pezzi sono molto simili tra loro anche se qualche buona idea c’è (sono poche, eh). Devo bocciare pure questo,

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10 pensieri su “Dalle stelle alle stalle: le migliori e le peggiori novità musicali del 2014.

  1. Ah, dimenticavo: ti consiglio di ascoltare gli ultimi album dei Ne Obliviscaris, dei Septicflesh e degli HDK, tutti e tre del 2014 e tutti e tre molto fighi. In particolare, le prime due band hanno sfornato dei capolavori assoluti, se ti piacciono i generi (progressive/avantgarde con tremila influenze i primi, death metal molto orchestrale e dalle atmosfere gotiche i secondi), mentre negli HDK c’è la Amandona internazionale che fa un figurone su pezzi alla ultimi After Forever. Poi di carino c’è anche l’ultimo dei Diabulus In Musica, ossia gli Epica dei poveri. E anche quello degli Stream of Passion.

    • Segno tutti quanti, grazie dei consigli! Gli Stream of Passion li conosco, li ho visti quando erano di supporto agli Epica con gli Xandria e ho provato ad ascoltarli – tra l’altro il mio nick su tre quarti dei social è preso da un loro pezzo, ma va bene xD – ma non mi hanno detto granché… Però se mi dici che l’ultimo merita provo a dargli una possibilità :)

      • Preferisco il penultimo per via della marcata commistione con tango e flamenco. L’ultimo è una sorta di sintesi della loro storia, per cui ci sono le tendenze progressive del primo album, le linee vocali eleganti e sensuali del secondo e una spruzzata di folk messicano preso dal terzo. Non è un capolavoro, ma è un buon album. :)

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