ED capitolo I: Gran Premio 2015

Ho deciso di inaugurare una nuova rubrica, ED (Esperienze da Delirio), che guarda caso sarà dedicata a tutti gli avvenimenti deliranti – come da titolo – che mi capiteranno… e già immagino non saranno pochi. A parte il fatto che sono tre mesi che non pubblico un tubo di niente e ho appena finito di sistemare le foto della Svezia (non per cattiva volontà ma per mancanza di supporto, ovvero, ho dovuto portare il mio iMac in assistenza per far sostituire la scheda grafica. Mannaggiaipescetti.), forse è il caso di aggiornare questo blog. In compenso anche se non ho scritto niente ho aggiornato un po’ l’aspetto, e come sempre scelgo temi che mi sembrano fighissimi ma poi la testata non è mai grande quanto dovrebbe, i colori fanno schifo, i widget si imputtanano e tante altre belle cose. Va be’. Ho anche finito di litigare con Photoshop per fare il logo, che in teoria doveva essere con la mia grafia ma visto che non ho una tavoletta grafica e Illustrator non lo so usare, alla quarta volta che provavo a fare il trattino della prima “t” ho mandato al diavolo tutto e ripiegato su un font aggiungendo qualche pennello qua e là.

Chiusa tutta questa prima parte introduttiva, partiamo dicendo che io in verità non sono ‘sta gran patita di Formula 1. Sì, occasionalmente guardo le gare, seguo qualche scuderia e qualche pilota su Instagram, ma fine. Fosse stato per me non sarei mai nella mia vita andata a vedere un Gran Premio… ma il mio ragazzo ultimamente s’è scoperto super appassionato e visto che abita a due minuti da Monza e se tutto va male questo è stato il penultimo Gran Premio d’Italia abbiamo deciso di cogliere l’attimo e fare questa esperienza. In teoria doveva arrivarmi la borsa di studio e avremmo dovuto prendere i biglietti per una tribuna scrausissima, ma visto che devono ancora darmi i miei dannatissimi soldi abbiamo approfittato di un’offerta su Groupon per prendere l’abbonamento tre giorni per il prato – che in verità al venerdì, visto che nessuno si caga le libere, potevamo stare su tutte le tribune che volevamo tranne quelle esclusive – a un prezzo decente. Ora, per tutti i possessori di abbonamento tre giorni, al giovedì è riservato un pit walk – che non pubblicizzano minimamente altrimenti arriva troppa gente e non sanno gestirla -, ovvero l’opportunità di camminare nella pit lane e prendere autografi e foto dei piloti, meccanici, ingegneri, etc. Era anche segnata una “signing session” con i piloti, e io ingenua pensavo fosse strutturata come i meet&greet ai concerti, dove sono tutti a un tavolo, tu passi e loro ti firmano un poster (nel caso dei piloti avrei detto delle cartoline), ci metti mezzo minuto per 20 firme… Profit. Illusa. Così era troppo logico e organizzato bene. In pratica, tutto consisteva nell’ammassarsi davanti al box che ti interessa, aspettare che escano i piloti, prendere gli autografi e magari un selfie e cercare disperatamente di uscire dalla ressa. Che poi a me e al mio ragazzo è andata anche quasi bene, tifando Mercedes, perché c’era un terzo della gente che c’era davanti al box Ferrari… siamo arrivati leggermente tardi perché ci siamo fatti mezzo parco a piedi, ma eravamo in terza fila. Il problemi sono stati, nell’ordine, Nico e Lewis che andavano da due parti opposte e dunque la gente non si levava dalle balle perché voleva gli autografi di entrambi, la gente che non si levava dalle palle nonostante avesse avuto gli autografi di entrambi, la gente che spingeva per arrivare davanti (?!), i bambini di dieci anni terroni che urlavano disperati “E mo’ come si fa? Daaaai! Daaai! Dai! DAAAAAAI” che devono ritenersi fortunati se non gli ho mollato un ceffone, la gente che si mette a fare salotto con i meccanici, la gente in generale. Morale della favola? Neanche mezzo autografo. In compenso ci siamo visti i cambi gomme della Sauber, della Marussia, della Red Bull e della Mercedes. E va be’. Ci abbiamo guadagnato muscoli distrutti e pezzata gratis. Yay.

Il giorno dopo, venerdì, era il giorno delle prove libere. Sveglia relativamente presto, andiamo al supermercato per farci fare dei panini – avevamo anche la pasta fredda – e ci facciamo portare al parco per girare e scoprire il posto strategicamente migliore. Iniziamo cercando la curva della prima variante e scopriamo che non ci sono gradoni per il prato. È il posto in cui succedono più cose e generalmente metà dei piloti la tirano dritta – Nico, non sto pensando a te. No. Però quest’anno è stato bravissimo, non l’ha sbagliata (in gara) – con conseguenti applausi e cori “Sceeeeemooooo! Sceeeeeemooooo!”, quindi un po’ li capisco se non mettono posti prato. L’unica scelta sarebbe stata stare in piedi due ore su un tronco d’albero tagliato… chiaramente opzione scartata. Non ci diamo per vinti e ci avviamo verso la seconda variante, dove scopriamo essere ben due gradoni prato! Ci sediamo, aspettiamo l’inizio della FP1 (Free Practice 1) per valutare la visuale e decidiamo che si vede bene. Però non siamo ancora soddisfatti, magari da qualche altra parte si vede meglio… e così ci rimettiamo in cammino per andare verso le curve di Lesmo, e capiamo subito che li avremmo visti sfrecciare a velocità folli… e proseguiamo. Arriviamo alla Ascari, e anche lì niente da fare. A parte che saremmo stati al sole tutto il tempo e io sono una mozzarella – infatti mi sono scottata – ma anche il mio ragazzo non scherza. Proseguiamo, tentiamo con la parabolica… e niente! Ci piazziamo sulle tribune del rettilineo del traguardo a mangiare e intanto arriviamo alla conclusione che il punto migliore era la seconda variante. In pratica, tanta fatica per niente. Per la seconda sessione di prove (FP2) ci spostiamo verso le tribune della prima variante e così abbiamo avuto l’onore di vedere tutti i piloti sbagliare quella curva. Nico due volte. Deve proprio odiarlo quel circuito.

Arriviamo così a sabato, giorno delle qualifiche. Con una sveglia che suona impietosa alle sette meno venti, passiamo a farci fare panini. Avevamo fatto tutti i nostri calcoli strategici per farci portare il più vicino possibile e fare meno strada a piedi – non per pigrizia, ma per una semplice questione di velocità – ma amaramente scopriamo di essere entrati praticamente sulla Ascari. Va be’, ci siamo detti, piove a secchi, è presto, sono le qualifiche… ce la possiamo fare. E infatti arriviamo alla seconda variante che è ancora molto libera. Ci sediamo e ci guardiamo la terza sessione di prove, cercando di resistere al freddo visto che la gradinata dava a nord e quindi era sempre all’ombra… Aveva piovuto e c’era una bella arietta fresca. Ma noi avevamo freddo e non eravamo vestiti pesantissimi, anzi. Io per fortuna avevo i pantaloni lunghi, ma avevo freddo lo stesso. Alla fine ci siamo avvolti nella bandiera tedesca comprata il giorno prima – ma il poliestere quanto tiene caldo? È fantastico! -. Ovviamente siamo state le due pecore nere a urlare come deficienti al passaggio di Nico (dove non specificato altrimenti è da intendersi Rosberg) anziché della Ferrari. Durante questa ultima sessione di prove notiamo che subito dopo la curva davanti a noi Nico improvvisamente rallenta. “Engine failure”, problemi al motore. E iniziano a piovere madonne, almeno da parte nostra, perché il resto della gente – Ferrarista – se n’è bellamente rallegrata. Infatti alle qualifiche non si è piazzato proprio benissimo (quarto), ma ancora non sapevamo cosa fosse successo esattamente e quindi eravamo un po’ delusi, mentre tutti i ferraristi vicino a noi esultavano perché le Ferrari si sono piazzate seconda e terza – primo, immancabilmente, Hamilton.
Non so perché ma sono arrivata a casa che zoppicavo ed ero distrutta. Abbiamo deciso di rilassarci un po’ ed è andata a finire che ci siamo addormentati e abbiamo dormito due ore. Così la sera ho fatto fatica a prendere sonno ma alle sei e venti ero già in piedi. A volte odio la mia sveglia biologica.

Arriviamo così al giorno fatidico. A parte i santi che sono volati quando abbiamo scoperto che il supermercato apriva alle otto anziché alle sette – scioperati – e i tredici gradi del mattino, finalmente riusciamo a farci lasciare nel punto strategico per camminare il meno possibile. E per fortuna, perché siamo arrivati alle sette e mezza alla seconda variante ed era già occupata per metà. Riusciamo a piazzarci abbastanza bene… e ha inizio il disagio. Andiamo con ordine e calma. I tizi dietro di noi, palesemente bergamaschi, hanno continuato a farsi una canna dietro l’altra e stavo per sboccare l’anima perché c’era un odore di erba allucinante; qualche posto più in là c’era uno con una voce da basso che ogni tre minuti lanciava dei rutti apocalittici e, poiché c’era una macchina parcheggiata tra la pista e la recinzione che non so quale fastidio desse, continuava “Capopostoooooo! Capoposto ci sposti la macchina?” e s’è messo a spiegare ai tifosi olandesi di mandare una e-mail al sindaco di Biassono per rifare l’asfalto pieno di buche; i ferraristi dall’altra parte della gradinata che ogni cinque minuti facevano partire cori “Sebastianooooo alèèèèèè!” che ho registrato e manderò a mio padre – si chiama Sebastiano, mica per altro -; due bambinetti che, cuccioli, abitano a Monza e sono usciti di casa alle nove e hanno passato poi tutta la gara a rompere le balle e trattarci come due ferraristi anche se io urlavo “Dai Nicooooooo!” sventolando la bandiera tedesca e il mio ragazzo aveva la maglietta della Mercedes – tra l’altro, è troppo figo il merch della Mercedes -, continuando a dire “Eh ma come fa Hamilton ad andare così veloce? Dai, Seb, puoi farcela!” e noi a guardarlo pensando “Povero illuso”.
Dopo esserci sorbiti quei pazzi della GP3 e GP2 e quella palla mortale della Porsche Mobil 1 Supercup, finalmente iniziano le cose interessanti. La parata dei piloti, tutti su un camion a fare il giro della pista ricevendo ovazioni, Ecclestone che fa il suo bel giro di pista beccandosi una pioggia di insulti – capitanati dal tipo con la voce da basso, chiaramente -, il giro di ricognizione e, infine, la partenza. Kimi ha fatto una partenza di merda, era secondo e poteva fare un sacco, in verità più che una Ferrari sembrava avesse in mano una Matiz. Anzi, forse una Matiz sarebbe partita meglio. Nico c’ha provato a fare una bella partenza, ma aveva Kimi in mezzo alle balle e s’è ritrovato nell’ingorgo. E qui veniamo alla differenza sostanziale tra Mercedes e Ferrari, a parte che una ha il doppio dei punti dell’altra e ha delle strategie effettivamente valide e non porcate: Nico è stato il primo a fermarsi per il pit stop previsto e questo gli ha permesso di recuperare un bel po’ di terreno, portandosi terzo. Fosse successa una cosa del genere a Kimi l’avrebbero abbandonato a metà classifica o peggio, tanto è la seconda guida. E questo è quello che meno sopporto della Ferrari: se sei il primo pilota non hai problemi, ti trattano con i guanti e fanno tutto quello che vuoi; se sei il secondo fondamentalmente se ne sbattono le balle e ti danno le ciofeche. Comunque, Nico ha fatto una splendida gara, a tre giri dalla fine era a solo un secondo e due da Vettel – e secondo me l’avrebbe anche preso, ma in ogni caso sarebbe stato sul podio – solo che quell’uomo c’ha una sfiga che se fossi in lui un viaggetto a Lourdes, così, tanto per sicurezza, lo farei: gli è andato a fuoco il motore. Noi nel frattempo ci siamo persi gli ultimi venti giri per provare ad andare in pista. Grandissima cagata. Abbiamo capito che o ti perdi tutta la gara o non è fattibile, infatti siamo entrati a metà dell’inno tedesco – ha vinto, indovinate un po’, Hamilton – e c’era una ressa allucinante tanto che siamo usciti subito. Arriviamo a casa e capiamo bene cosa era successo a Nico, tra l’altro scoprendo amaramente che gli era successo proprio alla seconda variante, dove eravamo anche noi, e da una parte meglio essersela persa. Sì, perché quella immensa mandria di burini incivili si è messa a festeggiare. Perché gli andava a fuoco la macchina. Io vorrei tanto sapere, avrebbero riso se avessero visto Lauda a Nürburgring? Non credo. Ecco, se fossi stata là probabilmente mi sarei fatta menare perché li avrei insultati pesantemente tutti quanti, per poi buttarmi verso la recinzione con il pacchetto di Baiocchi verso Nico urlando “Nico, tieni un biscotto! Serve più a te che a me!”, probabilmente suscitando le risate della sicurezza. E va be’, non lo sapremo mai. Spero tanto che a tutti quelli che si sono messi a ridere e/o festeggiare prima di sapere che non si era fatto niente – fisicamente, perché immagino che moralmente sarà stato a pezzi – venga un cagotto di quelli fulminanti che nemmeno il Dissenten aiuta.

In definitiva, è stata un’esperienza fantastica al punto che stiamo valutando di andare a Hockenheim nel 2016 per tutta una serie di motivi: in primis, per non sentirci pecore nere a tifare Mercedes, perché ne ho le palle piene delle italianate e cafonate varie, perché una scusa per andare in Germania è sempre bene accetta, perché l’ho detto a mia madre e ha risposto che del Gran Premio non le interessa un accidente ma in Germania ci accompagna volentieri e perché porca paletta la tribuna più scrausa là costa comunque meno della nostra più scrausa. E perché l’inno all’inizio della gara sarà quello tedesco, non quella stupidata che ci ritroviamo. Scusate ma Haydn batte Novaro millemila a zero senza possibilità di appello.

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