Dalle stelle alle stalle: le migliori e le peggiori novità musicali del 2015.

On air: Blue – Roulette (25/2); TesseracT – Polaris (25/2); Blue – Colours (7/3); Sunpocrisy – Eyegasm, Hallelujah! (25/8); Children of Bodom – I Worship Chaos (25/8); Nightwish – Endless Forms Most Beautiful (25/8); Katatonia – The Fall of Hearts (25/8)

Premessa:
Ed eccoci, più o meno in ritardo, al terzo appuntamento con le stelle/stalle! Come sempre, solite indicazioni: questi sono pareri personali dettati esclusivamente dalle mie orecchie e da una vita passata ad ascoltare musica senza approfondire troppo nessun campo specifico. Non aspettatevi dunque analisi dettagliate e approfondite traccia per traccia.

25 febbraio. Sto festeggiando il mio primo 30 ascoltando cagate storiche (Blue) intervallate a cose serie (TesseracT) ed essenzialmente crogiolandomi nel dolce far nulla, ma visto che non posso cazzeggiare su tumblr perché voglio evitare spoiler sulle nuove puntate di Flash, Arrow e Marvel’s Agent Carter che probabilmente recupererò oggi ho deciso che potrei almeno iniziare a scrivere questo post, che tanto vedrà la luce almeno tra sei mesi, perché potrei scoprire altra roba da includere – e perché ancora non ho ascoltato tutto quanto, devo essere nel mood!
7 marzo. L’università è ricominciata da una settimana e ho trovato un po’ di tempo per ascoltare qualcosina e quindi aggiorniamo!
25 agosto. Ho finito gli esami, ho trovato casa, devo solo fare il trasloco. E quindi perché non aggiornare le recensioni?

Between the Buried and Me – Coma Ecliptic
Quando è uscita Memory Palace come preview non sono stata particolarmente colpita, in parte perché sono ancora tanto, troppo legata a Parallax II, ma quando poi è uscito l’album completo gli ho, chiaramente, dato una possibilità. Non lo considero un album “facile”, ha bisogno di un paio di ascolti come si deve per essere, se non apprezzato, quantomeno capito. Morale della favola, mi è piaciuto, ce l’ho sul cellulare e qualche mattina me lo ascolto assieme a Colors e Parallax II, anche se generalmente sono costretta a sceglierne solo due perché non mi basta il tempo per ascoltarli tutti e tre.
In generale è più melodico dei precedenti, anche se non hanno perso la vena di follia che li caratterizza, ma effettivamente è più simile ai lavori solisti di Thomas Giles (il cantante, ndr). Ma lo promuoviamo lo stesso, perché sono bravi e non vedo l’ora di andarli a vedere. Probabilmente a Monaco!

Blue – Colours
Mi sembra che siano tornati alle “origini”. Non so se per scelta loro, dell’etichetta o se sono solo io che mi immagino le cose, ma se chiudo gli occhi torno una bambina di dieci anni. Nel complesso scorre leggero, senza pretese, come da copione, con alcuni pezzi che si stampano nel cervello. Lo promuovo non perché mi abbia fatto impazzire – in verità sto rivalutando Roulette ma questo non mi dice granché -, ma perché all’interno del genere il suo scopo l’ha raggiunto.

Children of Bodom – I Worship Chaos
Sono una persona immensamente pigra e ho trovato solo ora il tempo per ascoltarlo decentemente. Posso dire a mia discolpa che gli ultimi due non mi hanno fatto impazzire e quindi rimanevo dubbiosa, anche perché per me l’ultimo album degno di nota rimane Are You Dead Yet?, nonostante qualcosa da salvare in Blooddrunk ci sia. Mi sembra di aver letto tra le dichiarazioni che questo album si avvicinasse come sound proprio a Are You Dead Yet? e in effetti ascoltandolo non posso che essere d’accordo. Gli elementi tipici dei Children of Bodom sono sempre quelli e sono presenti anche in questo disco, ma – per fortuna – sono tornati a quello che per me rimane il periodo d’oro. I pezzi sono catchy e scorrono tutti molto bene, forse quello che mi ha convinto meno è Mistress of Taboo ma solo perché lo trovo un po’ tamarro. Promosso a pieni voti!

Demi Lovato – Confident
Visto che incredibilmente ho adorato il suo – ormai – penultimo album, Demi, appena ho scoperto di quest’uscita ho deciso di ascoltarlo, sperando di rimanere piacevolmente colpita. Credo, a questo punto, che Demi fosse più un’eccezione che una regola. Confident non è un album brutto, ma non lo trovo abbastanza. L’ho ascoltato più volte, per escludere la possibilità di averlo bocciato perché non ero nel mood, ma niente. Non mi prende, non mi restano in testa i pezzi – e per un genere così commerciale non è il massimo -, niente. Se proprio devo gli do una sufficienza risicata, ma nulla di più.

Halestorm – Into the Wild Life
Dovete sapere che gli Halestorm per me sono un po’ come i Nightwish: ho dei periodi in cui li adoro e li ascolto in loop e dei periodi in cui proprio non li sopporto. Ultimamente ero nel periodo in cui non li sopportavo, o almeno così credevo. Mi sono fatta forza una mattina e mi sono ascoltata la loro ultima uscita e mi sono resa conto che non ero io a non volerli ascoltare, era proprio l’album che faceva schifo. Mi duole dirlo, ma è veramente un lavoro bruttino. Anzi, brutto. Il loro genere lo stanno mantenendo, per carità, ma non potete cercare di fare i fighi pseudo-progressive se il vostro livello compositivo è piatto come una tavola! Iniziate con un’atmosfera, con uno stile, e poi alla fine cambia tutto in un’altra cosa che non c’entra un tubo di nulla. ‘Ste cose le sanno fare i grupponi prog, non voi. Lasciate perdere.

Imagine Dragons – Smoke + Mirrors
Li ho scoperti grazie a un mio caro amico (ciao, Dan! :D) e nonostante il disappunto di Fra mi sono piaciuti tanto. Sinceramente preferisco Night Visions, ma dopo qualche ascolto ho iniziato ad apprezzare anche questo. Ci sono un paio di pezzi che mi piacciono particolarmente (Friction, WarriorsBattle Cry e, soprattutto, Monsters) e alcuni che skippo quasi regolarmente, ma nel complesso lo scopo dell’album è raggiunto, le canzoni ti si stampano nel cervello e ti ritrovi a canticchiarle. Promosso alla grande!

Kamelot – Haven
Oh, iniziamo con le cose davvero interessanti! Se dovessi scegliere un cantante maschio preferito sceglierei senza dubbio Tommy Karevik. L’album dei Kamelot prima di questo, Silverthorn, mi era piaciuto ma Karevik cercava di imitare (per sua scelta o per quella dei suoi compagni di band, non saprei) troppo Roy Khan, che aveva appena lasciato il gruppo. In questo si sente molto di più la sua influenza. Musicalmente, nel complesso, non è che lo stile dei Kamelot sia particolarmente stravolto, tutt’altro, però è il primo album dei Kamelot a finire sul mio cellulare in pianta stabile e sono capace di ascoltarmelo per giorni di fila. Insomma, è palesemente promosso.

Muse – Drones
Non sono mai stata una fan sfegatata dei Muse, prevalentemente conoscevo solo i brani più famosi anche se il mio ragazzo e la mia migliore amica sono entrambi appassionatissimi. Così, un po’ come è successo con il Gran Premio di Monza, quando hanno annunciato il tour mi sono lasciata trascinare, solo per scoprire con nostro grande disappunto che per trovare biglietti per il parterre avremmo dovuto vendere un rene ciascuno. Così ci siamo mobilitati e abbiamo iniziato a pensare in grande. Morale della favola, li andiamo a sentire in un Paese civile, dunque a Monaco di Baviera. Chiaramente, appena prenotati i biglietti sono uscite le altre cinque date consecutive a Milano, ma fondamentalmente chissene perché così abbiamo preso due piccioni con una fava. Dopo questo excursus, torniamo all’album, che ho prontamente ascoltato per iniziare ad impararmi i pezzi – devo ancora imparare bene bene i testi, ma ok -. Sono felice di dire di aver beccato il tour giusto, perché The 2nd Law non mi è piaciuto così tanto, mentre Drones l’ho veramente adorato. Trovo che scorra tranquillo e leggero, non c’è una nota fuori posto o un pezzo “sbagliato”. Anche questo è un album che riesco ad ascoltare più volte di fila senza mai esserne annoiata.

Nightwish – Endless Forms Most Beautiful
In verità ho atteso quest’album con grandissime aspettative, e forse è proprio questo il problema. Non mi ha convinto a partire dal primo singolo rilasciato, ma c’è anche da dire che la prima volta che l’ho ascoltato è stato in macchina con Fra per andare a trovare i miei nonni e l’unica cosa che mi ha colpito è stato un pezzo che mi ha ricordato Celine Dion. Tanto per dire. Ora, con più calma e davanti a una tazza di tè, sono pronta a dargli una vera chance. Sono stata indecisa per tutta la durata dell’album (un’ora e venti) su cosa fare, se promuoverlo o buttare alle ortiche tre anni di relazione e stroncarlo brutalmente, e in verità anche ora mentre sto scrivendo non so bene cosa fare. Iniziamo con un paio di note. È bello sentire i Nightwish con una cantante che sa cantare. Grazie, Floor, che sei arrivata a salvarli dall’abisso. Nel complesso la sua voce è stata sfruttata in più o meno tutte le sue potenzialità e ciò mi è piaciuto molto. Continuo a essere in un periodo in cui non ho voglia di ascoltare i Nightwish perché non mi rispecchio più nelle loro atmosfere tipiche e nel loro (suo di Tuomas?) modo di comporre, ma questi sono problemi miei. Veniamo all’album. Lo stile è quello che hanno sviluppato da Dark Passion Play, un po’ malinconico e sognante che a me personalmente non fa impazzire. Se devo ascoltare del Symphonic Metal voglio qualcosa di maestoso e imponente, ma questi rimangono problemi miei. Nel complesso mi è sembrato un album scorrevole, ho qualche appunto da fare qua e là ma a parte il pezzo finale (The Greatest Show on Earth, in cui è inutile riproporre il tema dell’intro per sei minuti quando puoi tagliare e andare avanti con lo sviluppo) non ho trovato un pezzo che mi facesse dire “Basta, Tuomas, ho capito, vai avanti”. Ho notato un sacco di “prestiti” a lavori precedenti: un plagio bello e buono di Dark Chest Of Wonders, delle cosine che strizzano l’occhio a lavori precedenti o all’album solista di Tuomas sulla vita di Zio Paperone, cose così. Quindi, nonostante la scorrevolezza dei pezzi mi è anche sembrato un po’ un mistone di cose vecchie e cose già sentite. Insomma, è lì a metà, nel limbo degli album. Vedremo cosa succederà con il prossimo.

Sunpocrisy – Eyegasm, Hallelujah!
In verità questo album l’ho ascoltato già qualche volta ma sempre distrattamente, quindi sto approfittando di qualche giorno libero per andare avanti a recensire. Che dire, non è che non mi piaccia, anzi. Non è il mio album preferito del 2015, ma scorre abbastanza bene. Le prime tracce e l’ultima sono a mio parere molto belle, quelle centrali secondo me si perdono un po’, ma niente di tragico. A volte mi ricordano un po’ i The Ocean come stile e atmosfere, ma ne ho parlato con il mio ragazzo e tra le righe mi ha detto che sono pazza, quindi prendete quest’ultima frase con le pinze.

TesseracT – Polaris
Per me sono stati la rivelazione dell’anno, assieme ai The Contortionist. Mi è dispiaciuto non essere riuscita ad andare a vederli domenica scorsa ma avevo l’orale di Meccanica Classica da preparare in quattro giorni e ho studiato a orari di fabbrica. I TesseracT in verità li ho sempre snobbati perché ho sempre pensato che fossero un gruppo metalcore, ma quando Fra mi ha consigliato i The Contortionist e, poiché questi mi erano piaciuti, i TesseracT li ho ascoltati inizialmente scettica. Sono bastati una manciata di secondi da Polaris per andare in fissa pesante, cercare la discografia e iniziare ad ascoltarmela in loop per qualche mese (a parte il primo album, che ho ascoltato una sola volta e non mi ha detto granché). Per quanto non riesca ad eleggere un preferito tra Altered State e Polaris, posso sicuramente dire che quest’ultimo è riuscitissimo, scorre piacevole e perfetto e ti ritrovi alla fine a volerlo ascoltare di nuovo. È così che ho passato davvero (almeno) un mese ad ascoltare solo loro. Mi sono costretta a smettere solo per evitare di farmeli venire a noia. Non ho molto altro da aggiungere, se non che ogni ascolto è fantastico come il primo.

 

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