ED capitolo III: Gran Premio 2016

Il Gran Premio è finito solo ieri e io già sento il bisogno di scrivere due righe a riguardo.
A parte la partita mercoledì scorso tra la nazionale piloti – a parte Massa e Wehrlein erano solo di GP2 e GP3 – e un misto di gente di Monza per raccogliere fondi per la ricerca contro la SLA, l’attesa è stata circa uguale a quella dell’anno passato.

Memori dell’anno scorso e del delirio che è stato, quest’anno io e Fra ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di fare gli sboroni e prendere i biglietti per una tribuna, qualsiasi tribuna, purché coperta. Io sono riuscita a scottarmi lo stesso, ma ormai io sono senza speranza e si sa. Così, dopo un’attenta e dettagliata analisi principalmente su YouTube per vedere quale delle tribune facesse al caso nostro, ordiniamo i biglietti: rettifilo di partenza, posti assegnati davanti ai box di Red Bull e Force India. Come sempre, l’abbonamento di tre giorni dà diritto all’accesso a un walk about nella pit lane; in sostanza ti accalchi davanti al box di chi ti pare – Ferrari esclusa, perché o sei lì dalle otto del mattino o li vedi col binocolo – e aspetti che esca qualcuno di interessante. Arriviamo all’autodromo tipo due ore prima dell’inizio della sessione e prima ci facciamo un giro, poi ci mettiamo ad aspettare davanti all’entrata della pit lane: appena aprono ci fiondiamo davanti al box Mercedes – o meglio, Fra si fionda, io arranco con il fiatone – e aspettiamo. Dopo aver fatto spaventare uno dei meccanici di Nico Rosberg, James “Jimmy” Waddell – sì, so come si chiama; sì, sono un caso patologico – che non si aspettava gente a caso a urlare il suo nome sorridendo come dementi, finalmente una testa bionda fa capolino dai box. E boh, il tipo della sicurezza davanti a me mi guardava e rideva da tanto ero fuori. Mi tremavano le mani e a malapena riuscivo a reggere il cellulare, per dirne una, per non parlare della tachicardia. Morale della favola, con calma arriva davanti a noi e dopo essermi fatta autografare il cappellino preso apposta bianco gli chiedo una foto, e lui prende il mio cellulare e si fa un selfie. Io ancora non so come sono riuscita a venire decentemente in quella foto perché in quel momento stavo morendo di gioia. Anche Fra è riuscito a farsi un selfie con Nico e, soprattutto, un fotografo gli ha passato la sua macchina e lui si è fatto un altro selfie con i fan e io e Fra siamo i più esaltati; l’ha anche postata su Facebook e io davvero pensavo di morire. Nel frattempo due ragazzi dietro di noi gli hanno chiesto “Nico, ci lasci vincere domenica? Dai, lasciaci vincere!” e io e Fra – più io che lui ma va bene – a urlare “No Nico, non ascoltarli, vincila tu! Vinci tu domenica, dai!”. Non nego che un po’ una cretina mi sento. Ma ne è valsa la pena. Per evitare di cancellare la mia foto con Nico per errore l’ho salvata subito su Dropbox appena le mie mani hanno smesso di tremare come quelle di un malato di Parkinson. Dopo qualche minuto è uscito anche Hamilton e si è scatenata la calca. Lui tronfio e scazzato quanto Nico è stato gentile e disponibile e sorridente e meraviglioso e dolce e ok, mi sono quasi mezza innamorata, ma mi passerà (forse). Mi sono fatta fare un autografo da Hamilton e sto valutando l’idea di rivenderlo, ma probabilmente lo terrò comunque. Per uscire dalla folla è stato un delirio, ma ce l’abbiamo fatta e siamo andati davanti al box della Manor e abbiamo rimediato le cartoline autografate da Pascal Wehrlein ed Esteban Ocon. Dopo essere usciti ci siamo messi sulle tribune sul rettifilo per assistere a una partita di calcio tra cinque piloti e cinque calciatori per raccogliere fondi per il terremoto in centro Italia ed è finita 10-21 per i calciatori, com’era prevedibile, ma è stata veramente bellissima ed esilarante.
Tornati a casa eravamo tutti e due increduli ed è lì che ho cambiato sfondo e probabilmente lo terrò finché campo.

Il giorno dopo è stato quello delle prove libere: sveglia moderatamente presto, colazione, salto al supermercato per farci fare i panini e ci siamo fatti accompagnare al circuito. Abbiamo camminato un (bel) po’ ma alla fine, anziché partire dalla nostra tribuna, abbiamo provato la 19b della Ascari e abbiamo decretato che anche da lì si vede discretamente; per la fine delle FP1 siamo andati alla tribuna coperta della parabolica. Per il prossimo anno se la giocano Ascari e parabolica, dobbiamo ancora decidere per bene. Niente di che da segnalare nelle FP1 e FP2, tutto nella norma. Ovviamente la gente sbaglia ed esce di pista quando noi ci siamo appena spostati da un punto, ma è la Legge di Murphy e va be’. Tra le due sessioni di prove decidiamo di fare un giro per il circuito, anche se io in verità avevo capito che avremmo visto l’inizio delle FP2 alla seconda variante ma va be’, in un modo o nell’altro arriviamo circa vivi alla nostra tribuna sul rettifilo e ci guardiamo le seconde prove libere, che in verità sono state un po’ noiosette. Non siamo rimasti molto perché Fra doveva tornare a casa per studiare per gli esami integrativi, altrimenti saremmo stati lì fino a tardi per aspettare i piloti che uscivano. Nico per esempio è uscito, a giudicare dalla luce, verso le otto/nove di sera e ha fatto altre foto con i fan. No, non sono una stalker. Non troppo, almeno. Abbiamo scoperto troppo tardi che c’era anche Susie Wolff assieme a suo marito Toto e mi sono mangiata le mani ottomila volte. Va be’, c’è sempre l’anno prossimo, visto che il Gran Premio di Monza è stato confermato per altri tre anni! Dovrò solo scrivere la tesi l’anno prossimo, una cosina da nulla proprio. Aiuto.

Sabato ci siamo svegliati moderatamente tardi e siamo andati ad assistere alla terza sessione di prove libere e, infine, alle qualifiche. Le prove non sono state così noiose e tutto è filato abbastanza liscio. Le qualifiche sono state, ovviamente, la parte clou della giornata. Ottima strategia in casa Mercedes di partire con le gomme soft, cosa che in verità avrebbe potuto fare pure la Ferrari, perché superare il Q2 con le soft era fattibile, e avrebbe permesso loro di fare una strategia migliore in gara. Ma stiamo parlando della Ferrari, che se anche avesse un’astronave le gare riuscirebbe a perderle comunque perché il loro stratega è un deficiente. Cioè, no, io ancora non ho capito se lo stratega Ferrari è un cretino e quello Mercedes è normale o se quello della Ferrari è nella media e quello della Mercedes è un genio, fatto sta che, come dice un meme bellissimo, non sempre azzeccano la strategia per la gara, ma quando lo fanno viene giù il diluvio universale che potrebbero disputare gare di canottaggio in pista. Chiusa questa divagazione, la pole alla fine l’ha presa Hamilton rifilando praticamente mezzo secondo a Rosberg e la gente già se la tirava e pigliava per il culo il povero Nico. Insomma, Hamilton stava già festeggiando la sua cinquantesima vittoria in carriera, e poi… NICO HAPPENED!

Il che ci porta a domenica, con una sveglia presto e il mio naso che decide di sanguinare mentre mi sto lavando la faccia: ho imbrattato mezzo bagno e due asciugamani prima di riuscire a tornare in camera per urlare a Fra che mi sanguinava il naso e sentirmi chiedere di cosa avessi bisogno. Un naso nuovo, direi.
Una giornata partita così male non poteva finire peggio, no? Dopo aver passato due notti a fare incubi – di cui uno è semplicemente Nico che non riusciva a superare Hamilton, l’altro è troppo bello ma dirò soltanto che c’era Nico partito primo, imbottigliato nel traffico di macchine normali con Massa, il padre di Massa e il figlio di Massa su un risciò che non si facevano superare – e l’epistassi ho ricominciato a vedere un po’ di speranza. La mattinata si è trascinata normalmente fino alle due di pomeriggio. Griglia di partenza, si spengono le luci e io rimango immobile e zitta perché avevo visto una Mercedes scattare e l’altra farsi superare dalle Ferrari: sono solo riuscita a pensare “non dirmi che Nico è quarto perché mi taglio le vene”, mentre Fra di fianco a me urlava incitamenti a Nico e i tifosi attorno a noi urlavano incitamenti a Vettel… Poi mi è passato davanti Nico e ho iniziato a urlare come una scema anche io: quel gran genio di Hamilton si è fatto superare dalle Ferrari, da Bottas e da Ricciardo, mentre Nico l’ha bruciato in partenza, fair and square. Da lì in poi Nico si è fatto la sua bella gara impeccabile con un pit stop abbastanza lento mentre quello di Hamilton è stato, come sempre, super veloce, e la Ferrari si è giocata secondo e terzo posto proprio con i pit stop. Come dicevo, che strategie di merda. A me un po’ dispiace per loro, la macchina circa c’è – ok, non ai livelli Mercedes ma possono comunque provare a far qualcosa – e i piloti che sfruttano le occasioni pure, ma poi si tirano la zappa sui piedi da soli con le strategie.
Morale della gara, Rosberg trionfa per la prima volta a Monza, davanti a Hamilton e Vettel. Sul podio si è trasformato nel capo ultras facendo cantare a tutti il “po po po po po po po” di Seven Nation Army (c’è chi la conosce meglio come quella dei Mondiali del 2006), e averlo sentito cantare mi fa venir voglia di cercare un video di lui l’anno scorso ad Austin, dopo che Hamilton vinse matematicamente il mondiale, sbronzo in un pub a cantare Bon Jovi, ma so che quel video non esiste, purtroppo.
Uno dei motivi per cui tifo per lui come pilota è perché ogni volta che vince una gara è esaltato e felice come un bambino la mattina di Natale, non se la tira affatto ed è anzi super disponibile.

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Credits: Steve Etherington

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