ED capitolo IV: Di come Francesca riuscirà a farsi odiare da metà dei suoi connazionali

On air: Katatonia – The Great Cold Distance

Ma tanto questo blog lo leggono in tre.

Quest’estate, dopo gli Europei di calcio, io e Fra – in verità pure due altri nostri amici, Gian e Dada (Dan e Giada, ma io sono palesemente dislessica.) – ci siamo messi a cercare se ci fossero delle partite della Nazionale (tedesca) nelle vicinanze, e abbiamo trovato Italia-Germania a San Siro a metà novembre, con i biglietti in vendita da inizio novembre. Quindi circa una settimana fa Fra mi chiede di controllare i biglietti della partita e visto che costavano davvero delle noccioline abbiamo deciso di prenderli e chissenefrega. A parte il fatto che c’era la riduzione per le donne – che quindi pagavano metà, secondo me perché hanno pensato che tre quarti avrebbero accompagnato mariti/fidanzati/amici e non gliene sarebbe fregato un tubo di niente – e questo meriterebbe un enorme discorso a parte che in verità è lì nelle bozze ma se quell’articolo uscisse verrei lapidata in pubblica piazza e quindi evito, decidiamo come strategia d’attacco di andare in borghese, lasciando a casa maglie con la scritta “WELTMEISTER 2014” gigante o bandiere tedesche – in verità la maglietta non si sarebbe notata, faceva un freddo becco – e di fingerci inglesi. Quindi arriviamo a Lampugnano al parcheggio ATM e molliamo la macchina come suggeritoci da Padre e seguiamo la fiumana di gente che si dirige allo stadio a piedi, ETA 15′. A parte i tifosi italiani – italioti rende di più – che si fanno riconoscere sempre e comunque, appena scorgiamo lo stadio iniziamo a parlare in inglese per evitare rotture di maroni e passiamo i controlli tranquillamente. Entriamo, ci sediamo, ci guardiamo in giro e vediamo il settore dei tedeschi tristemente vuoto, desiderando con tutto il cuore di poter essere là e invece no. A un certo punto scorgiamo delle ragazze vicino a noi con la maglia della Germania e ci avviciniamo per capire se erano italiane “voltagabbana” come noi o tedesche finite per caso nel settore sbagliato. Dapprima sembrava quest’ultima, ma poi ci accorgiamo che sono italiane pure loro. E lì con la mia migliore faccia di bronzo mi avvicino e chiedo “Scusate, voi tifate Germania, giusto?”. No Francesca, c’hanno le magliette così per disorientare il nemico. Mi rispondono “Sì” orgogliosamente e con aria un po’ di sfida, al che io rincuorata rispondo chiedendo (LOL) “Possiamo stare qui con voi che abbiamo paura che ci lincino?”, e si sono messe a ridere e siamo stati lì con loro a parlare tranquillamente, e ci hanno anche offerto di vedere la partita vicino a loro perché due loro amiche non erano potute venire. Da quel momento è stato il quadruplo più divertente. Abbiamo fatto commenti idioti su tutti, dato soprannomi geniali ai giocatori che non conoscevamo – la Germania ha giocato con le riserve delle riserve, quindi praticamente conoscevamo tre persone – ed esultato quando Mario Götze è entrato: io lo chiamavo Scimmia Analfabeta, ma il soprannome Pandoro calza infinitamente di più. Quando poi mi è uscito che è uguale a un Welsh Corgi è stato il delirio. Devo accendere il fisso con Photoshop e fare qualche genialata. Anche la perla di Fra secondo cui Götze è in 14:9 anziché in 16:9 è stata molto apprezzata. Vi linkerei le pagelle ignoranti che una delle ragazze che abbiamo conosciuto (Alexa) ha fatto perché sono davvero troppo geniali, ma prima dovrei sentire lei. Forse prima o poi mi ricorderò di chiederglielo.

La partita alla fine si è conclusa 0-0, che considerando il risultato di Monaco lo scorso marzo (4-1 per noi) è un disastro ma considerando che l’Italia giocava con i titolari e noi con le terze riserve è un successone. Oltretutto Super-Manu non si è fatto vedere perché aveva un virus e si è saltato bellamente sia San Marino-Germania sia Italia-Germania. C’era il terzo portirere, Leno, che non è Neuer però dai ha fatto un lavoro onesto. “Manuel senpai notice me pls” è stata la perla epica di Fra che resterà per sempre negli annali. Comunque, Manuel, ho preso i biglietti dal lato corto apposta per vederti a uno sputo, avresti dovuto presentarti lo stesso, anche con 38 di febbre e il cagotto. La prossima volta pensaci. Non ho avuto nemmeno la soddisfazione di vedere da vicino Hummels perché al secondo tempo quando avrebbe dovuto essere dalla nostra parte l’hanno sostituito, stessa cosa per Corgi-Götze, che è entrato al secondo tempo quando giustamente doveva andare dall’altra parte del campo. Uffa.

Considerazioni finali:
1) Tornare a San Siro è sempre un’emozione. Me lo ricordavo più grande, ma ero io ad essere piccina. Un po’ mi è mancato non vedere l’Inter, cui è sempre dedicato un angolino del mio cuore anche se il resto è bianco e rosso.
2) Andare allo stadio con un gruppo di persone è stra-divertente. Ci ero sempre andata con mio papà quindi anche in settori tranquilli e per partite tranquille. Con gli amici è veramente bello, è un po’ come andare al cinema ma potendo urlare e parlare quanto si vuole.
3) Gli italioti sono la peggiore disgrazia dell’universo. E badate bene, italioti, non italiani. Ovvero, non ce l’ho con le persone rispettose e normali che vanno allo stadio per divertirsi e vedere due squadre giocare sapendo che le sorti del mondo non dipendono dall’esito di una partita. Mi riferisco alle capre ignoranti che urlano “Merda!” a un portiere tutte le volte che tocca palla, che incitano i giocatori con un “Vai così, cattivo! Spezzalo!”, che fanno partire il coro “Chi non salta un tedesco è!” sporgendosi a guardarti perché non salti (come se poi tedesco fosse un insulto), che fischiano sull’inno tedesco che scusate se l’ha composto Haydn. HAYDN. Non un pirla qualsiasi. Che è più di quanto si possa dire di quello italiano. Il testo è di Mameli e lo sanno anche i sassi, ma a chiedere in giro chi ha scritto la musica – che poi è una marcetta oggettivamente brutta – nessuno saprebbe rispondere. Francesca per il sociale (e sì, Wikipedia) vi dice (dicono) che l’ha scritto un certo Michele Novaro. Ecco, ci sarà un motivo se Haydn è conosciuto e Novaro no. Piccola nota storica, Haydn è anche stato insegnante di un certo Beethoven. Così, un nome a caso. Ma stiamo divagando.
Che tra l’altro sono gli stessi sfigati che appena finita la partita se la sono filata a gambe perché il giorno dopo c’era scuola. Parlavano di educazione fisica, quindi erano per forza alle superiori. Roba da prenderli a schiaffi a due a due finché non diventano dispari. *devo riformulare questa frase in un modo più figo usando la marea di robe inutili che ho “imparato” nei corsi di Analisi dei primi due anni*
4) I bambini che crescono nella totale mancanza di rispetto sono veramente assurdi. Andando verso San Siro c’erano dei bimbetti, età media 11 anni, che si sono messi a urlare cose tipo “Tetesche? Tifate Germania?” completamente a caso, solo perché c’erano delle ragazze bionde e io che ho i capelli rossi. Ci fosse la God Mode nel mondo reale sarebbero già morti, ma ahimè non è così.
5) Andare allo stadio e fingersi inglesi è impossibile. Prima della partita ci si riesce anche bene, durante sarebbe una tragedia. Non puoi urlare cose in inglese e sperare di suonare convincente. Per cui, meno male che abbiamo trovato altre tedescofile come noi.
6) Non fare a botte è stranamente difficile. Un po’ l’istinto di sopravvivenza me l’ha impedito, ma anche Alexa (la ragazza delle pagelle) era parecchio sul piede di guerra e probabilmente fossimo state solo io e lei non saremmo tornate vive.
7) Tutte le volte che mi dico “Dai, Francesca, non è così male alla fine, gli idioti ci sono ovunque ma tutto sommato è vivibile” c’è qualcosa che mi fa rimpiangere l’estero e mi fa vergognare profondamente di essere italiana. Sono stanca di vergognarmi di quello che dovrebbe essere il mio Paese, la mia casa, la mia terra. E invece non lo è, perché per tutta una serie di motivi non è niente di tutto questo. Non lo sento il mio Paese. Non mi ci sento a casa, non la sento la mia terra. Non sento il senso di appartenenza. Che paradossalmente sento per altri posti. E alla fine ringrazio queste esperienze perché mi fanno perseverare nel mio volermene andare.
8) A me e a Fra è tornato il pallino del trasferirci in Germania. Madonna sarebbe strabello se non fosse che hanno una lingua assurda e soprattutto non abbiamo tempo né possibilità di studiarla nell’immediato. Quindi restiamo sul Regno Unito sperando che la Brexit non faccia troppi danni o la Scozia (che è puro amore anche se a calcio sono delle seghe allucinanti) si stacchi.
9) Non è una considerazione ma amen: se riusciamo vorremmo organizzare una macchinata (più probabilmente due) per andare a Monaco a vedere Bayern-Dortmund all’Allianz Arena ad aprile. Shht Francesca, non hai gli esami da dare e la tesi da fare, shhhht. Se ci riusciamo sarà un delirio meraviglioso e non vedo già l’ora. Sabato c’è Dortmund-Bayern e speriamo bene.

Insomma, ora non solo i concerti me li devo andare a vedere all’estero perché qui è un delirio, pure le partite. Che non è una grave perdita a dire la verità ma ok.
Parlando di concerti, stasera suonavano gli Amaranthe al Live di Trezzo ma – come ogni anno – non sono potuta andarci perché il fratello di Fra doveva suonare ed eravamo senza macchina. Che poi avessero suonato all’Alcatraz ci sarei andata lo stesso. E invece no. Riuscirò mai ad andarli a sentire?

Foto in copertina: © Getty Images, dal sito dfb.de
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