Aggiornamenti random feat. Disneyland Pavia

On air: Within Temptation – The Heart of Everything; Ayreon – The Source

Sono giorni che l’unico posto dove scrivo è il pdf di Struttura della Materia su Overleaf e mi verrà naturale inserire codici di LaTeX. Dovrei accorgermene, ma nel caso sappiate che non sono impazzita né io né il vostro Browser (cioè io un po’ sì ma fa niente).

Ordunque, a parte raccontare le sessioni deliranti a D&D, non sto più scrivendo un tubo. E chiaramente dovrei studiare. È facile capire quando ho esami perché inizio ad aggiornare tantissimo. Quindi, tra un binge watching e un altro, eccomi qui a raccontare gli arretrati. Eravamo rimasti a fine anno.

Capodanno 2017 è stato parecchio tranquillo, una mini vacanza a Trieste (io, Fraffo, Luca e Cecilia) passata bene e senza gente ubriaca alle dieci di sera. Trovandoci a Trieste, tra l’altro, io e Fra ne abbiamo approfittato per rivedere una nostra amica – e il suo ragazzo, che finalmente abbiamo conosciuto! – che non vedevamo da troppo troppo tempo. Il 31 dopo una pizza abbiamo visto i fuochi in Piazza Unità d’Italia ed è stato davvero tutto tranquillo. Tutto a parte le corse per partire il giorno dopo e tornare ad un’ora decente perché… saremmo partiti il 2 alla volta di Disneyland Paris.

Così la mattina del 2 gennaio siamo partiti io, Fraffo e i suoi per Malpensa, rischiando tra l’altro di perdere l’aereo perché non trovavamo il parcheggio dove avevamo prenotato. Il delirio inizia presto, insomma. Tra l’altro per me e Fra è stato il volo successivo a FlyNiki con cui siamo andati a Vienna. È stato come passare da una Lamborghini ad una Fiat Panda. O almeno, immagino che sia così visto che di Lamborghini ne ho viste solo in foto. Riusciamo ad atterrare a Parigi senza troppi intoppi, e da lì cerchiamo il Magic Shuttle rinominato in Megic Siattol) che ci avrebbe portati a Disneyland e l’abbiamo aspettato per un’oretta circa. Una volta arrivati, facciamo una coda di almeno un quarto d’ora per fare il check-in nelle nostre stanze. Molliamo i bagagli e ci addentriamo nella nebbia fittissima che avvolgeva tutto il posto, da cui il nome Disneyland Pavia. E io in provincia di Pavia ci ho vissuto, quindi posso dire che era uguale se non peggio. Non abbiamo fatto granché perché era un po’ tardi, le cose erano mezze chiuse e stava calando la sera e faceva un freddo allucinante, però abbiamo provato il laser tag in cui io ho miseramente perso. I miei genitori quando mi hanno generata devono aver tirato un doppio critico negativo in Destrezza.
Avevamo la cena in hotel ma non avevamo prenotato – altrimenti non avremmo fatto in tempo a visitare un po’ Disneyland – e quindi ci siamo fermati a mangiare al Planet Hollywood, dove abbiamo trovato un cameriere italiano super simpatico e mangiato strabene. Tornati in albergo io credo di essere crollata in tre minuti.
Il giorno successivo, dopo una colazione abbondante ma non troppo (e qui apro una parentesi enorme: ad oggi, la migliore colazione all’estero è, senza nemmeno doverci pensare, quella che ho fatto in Scozia al Covenanter’s Inn a Nairn, vicino a Inverness. Roba che nemmeno la Germania o l’Austria sono riuscite a battere. Ma la Francia ha perso a mani bassissime, con tutto che ho pensato “Dai, siamo in Francia… si va di croissant!” e invece facevano schifo.) ci fiondiamo al parco e decidiamo – io e Fra – di fare l’Orbitron (nota rilevantissima: in coda c’era un signore inglese con l’impermeabile della Mercedes AMG Petronas e io e Fra avevamo gli occhi a cuoricino, e il fatto che mi ricordi di questo dettaglio dopo più di cinque mesi è un indice di quanti problemi abbia) dove ho urlato a squarciagola per tutto il tempo, perché, giustamente, Autopia era chiusa come tutte le cose di Star Wars. E qui c’è l’incazzatura #1. Almeno scrivere quando e quali attrazioni rimarranno chiuse potrebbe essere una buona idea, visto che ‘ste cose sono sicuramente programmate. Ma no, freghiamocene altamente.
Dopo aver passato la giornata al freddo, scaldandoci giusto per pranzo – tra l’altro io e la madre di Fraffo siamo rimaste giù da praticamente tutte le giostre perché le montagne russe non sono esattamente la nostra cup of tea – vedendo alcune cose e dovendo rinunciare ad altre perché, come sopra, erano chiuse, torniamo in albergo per la cena, che questa volta avevamo prenotato. Io avevo lo stomaco chiusissimo e ho mangiato poco e praticamente solo verdura e riso. Peggio dei vecchi negli ospizi.
Il terzo giorno non siamo entrati a Disneyland perché avevamo l’aereo presto e così siamo arrivati in aereoporto in anticipo larghissimo. È stato l’unico viaggio in cui tornare in Italia non è stato così traumatico. Un po’ anche complice il freddo umido che neanche a Pavia, ma in linea generale Disneyland non mi ha fatto una bellissima impressione. Non posso dire nulla della Francia perché ho visto pochissimo e sicuramente a Parigi prima o poi ci andrò per vedere la città e parlare con cognizione di causa, ma per quanto riguarda Disneyland posso dire che capisco perché i miei genitori non mi hanno mai portata quando ero piccola. A parte i prezzi che sono assurdi per quello che offrono, avrei preferito che ci fosse qualcosa anche per gli adulti e non tutto incentrato sui bambini, come se ci venissero solo loro. Il parco in sé me lo immaginavo più grande, e in verità mi sono piaciuti molto di più gli Studios del parco vero e proprio. Poi, incazzatura #2, il secondo giorno a metà pomeriggio abbiamo deciso di prendere un tè/cioccolata. Entriamo in un “bar” e ci mettiamo in fila. Quando arriva il nostro turno ordino una cioccolata e due tè, in inglese, mostrando anche le dita corrispondenti al numero di prodotti ordinati, ma niente. Ho dovuto ripetere mille volte e continuavano a (fingere di?) non capire. Ora, modestia a parte, l’inglese lo so piuttosto bene, e se nessuno a Londra – Londra! Mica Canicattì. – si è lamentato del mio accento americano – ahimè – non vedo perché in Francia debbano fingere palesemente di non capire, perché anche se l’inglese non lo sai – ma allora cazzo lavori a Disneyland a fare che è pieno di turisti e molti non parlano francese? – alla quinta volta che dico “one chocolate and two teas” io mi aspetto che tu capisca. So che generalizzare è sbagliato e immagino che ci siano tantissimi francesi che non fingano di non capirti e che anzi provino a venirti incontro se davvero non capiscono, come immagino ci siano una marea di tedeschi che facciano finta di non capire, però sia a me sia ai miei genitori è sempre capitato di beccare francesi (soprattutto mia madre mi raccontava di come, in Francia con amici, dovessero parlare solo inglese anche tra di loro perché appena le persone che avevano di fianco capivano che erano italiani facevano finta di non capire né il loro inglese né il loro francese) che ti perculano alla prima occasione e piuttosto che venirti incontro e trovare un modo per comunicare restituirebbero l’Alsazia e la Lorena alla Germania e, sempre sia io sia i miei, che sono un po’ il motivo per cui sono cresciuta adorando la Germania, abbiamo sempre trovato tedeschi super disponibili che si sforzavano di capire e che se anzi provavi a dire qualcosa in un timido tedesco ti guardavano tutti sorridenti e incoraggianti. Per esempio, a Monaco metà della gente con cui abbiamo parlato parlava pochissimo inglese ma in un modo o nell’altro ce la siamo cavata e ci siamo capiti senza drammi, poi alla fine gli dici un tremolante “Auf wiedersehen” e loro sono felici come dei bambini la mattina di Natale (giuro).
In compenso abbiamo fatto un po’ di shopping a tema Star Wars: sia io sia Fra abbiamo preso una mega tazza (che in verità sospetto sia un boccale da birra, ma noi la usiamo per scolarci mezzo litro di tè a volta) lui del Millennium Falcon e io di BB8, e io ho anche preso un bicchiere/thermos (di quelli che riempi di tè la mattina presto e quando fa freddo te li porti in giro e così mentre vai al lavoro/in università ne approfitti per ottimizzare i tempi e bere la colazione) con su Darth Vader. Fra in verità ha anche preso un cappellino di R2-D2 perché faceva davvero un freddo assurdo anche per lui – e in inverno lui generalmente gira in felpa.

In verità poi non ho granché da raccontare sulla mia vita da gennaio ad adesso, sempre la solita roba. Università, esami, laboratorio in cui non funziona mai una madonna, serie tv da vedere, libri da leggere… Solite cose. Appena facciamo la prossima sessione di D&D (che fin’ora avrei tre righe da raccontare e abbiamo fatto due sessioni) aggiorno anche quella rubrica. Poi ho in ballo il post sugli album del 2016 (sempre sul pezzo, io) e qualche sproloquio a caso.

 

Auf wiedersehen! :D

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